I prossimi sindaci? Non manager, ma politici di qualità

Città
Operatori in attesa sotto il palazzo del Campidoglio per la situazione di crisi della giunta comunale, Roma, 8 ottobre 2015. ANSA/FABIO CAMPANA

Un comune non è un’azienda e chi lo dirige ha più vincoli, ma soprattutto più responsabilità. È compito dei partiti formare e selezionare le persone migliori

Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, riemerge dalle nebbie e, in vista delle scelte per le non lontane elezioni amministrative che vedranno il rinnovo di comuni importanti (Milano, Roma, ecc.) spara uno dei suoi classici slogan: “Servono sindaci manager”.

La cosa, di per sé, sembrerebbe bella: un sindaco che gestisce un comune come un’azienda, con criteri di efficienza, premialità, responsabilità della qualità della produzione. Ma le differenze tra i ruoli sono notevoli. Il manager, in primis, ha come obiettivo il profitto dell’azienda. È una cosa che un sindaco non deve fare. Deve assicurarsi di far funzionare i servizi, di offrirli nel rispetto di parametri di costo, di tagliare sprechi.

Ma il manager, per il suo lavoro, dispone di risorse il più delle volte importanti, o può ricorrere a indebitamento. Anche questo è un qualcosa che un sindaco, grazie al patto di stabilità, non può fare. Non può disporre a pieno delle risorse risparmiate o messe da parte (avanzo di amministrazione), non può quasi più ricorrere alla possibilità di indebitamento.

Un manager poi, può scegliere i suoi collaboratori più stretti, cosa che a un sindaco, tolta la componente politica (giunta) non può accadere: i dirigenti pubblici, che sono i vertici della macchina amministrativa, sono spesso incardinati con contratti a tempo indeterminato e non possono essere rimossi, salvo casi gravissimi.

Più che sindaci manager, a mio avviso servirebbero sindaci Politici, ma politici con la “P” maiuscola. I partiti dovrebbero premurarsi di selezionare una classe dirigente e di formarla attraverso percorsi di accrescimento delle conoscenze e delle competenze, magari recuperando un buon cursus honorum. Troppo spesso, infatti, nella storia della Seconda Repubblica, la selezione è stata improvvisata (o affidata a strumenti come il web, che ancora non mi convince del tutto) e capitano sugli scranni parlamentari persone di primo pelo che non conoscono le regole e che non sanno come funziona la macchina amministrativa e che producono poi una selva di leggi disastrose.

Credo che se un popolo intelligente, anziché usare La casta di Rizzo e Stella, si rendesse conto che è opportuno affidarsi a politici di spiccata professionalità, ne trarremo tutti giovamento. E anche le parole di Berlusconi sarebbero riportate alla giusta definizione: battute buttate lì da un simpatico ottuagenario.

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