I profughi lasciano la Festa di Reggio. Ma per la Lega non è una vittoria

Immigrazione
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini durante il raduno della Lega a Pontida, Bergamo, 21 giugno 2015. ANSA/PAOLO MAGNI

Termina nel modo peggiore la vicenda della kermesse emiliana de l’Unità

I profughi nigeriani non saranno più impegnati come volontari alla Festa de l’Unità di Reggio Emilia. Una decisione che la cooperativa che li ospita ha assunto per fermare le polemiche sollevate dalla Lega nord e allontanare dal tritacarne mediatico quelle che sono le uniche vere vittime di tutta la vicenda. Trenta persone che, fuggite dai drammi del loro paese, volevano solo integrarsi nella comunità che li ospita, anche partecipando liberamente (e gratis) a un evento che mette insieme politica e intrattenimento.

Trenta persone che sono finite invece in mezzo a un polverone di accuse, che tengono insieme la politica, le cooperative, i sindacati. Non la solidarietà, non l’umanità, concetti estranei a questa vicenda.

Per il segretario del Pd dell’Emilia-Romagna, Paolo Calvano, si tratta di “un’occasione perduta”. Ed è proprio così. Un’occasione perduta non per mostrare che anche gli immigrati possono fare politica, non era certo questa la loro intenzione. Né per far capire che possono aiutare la comunità che li ospita con il loro lavoro, perché è già quello che fanno ogni giorno, qualsiasi cosa dicano i professionisti dello “statevene a casa vostra”. A perdere un’occasione è stata solo la Lega. L’occasione di stare zitta.

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