I professoroni del No restano senza firme, né soldi

Il Fattone
Gustavo Zagrebelsky, Presidente Biennale Democrazia, durante la conferenza stampa di presentazione di Biennale Democrazia 2015 presso Hotel NH Collection, Torino, 2 marzo 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Di chi è la colpa se i cittadini non li hanno aiutati? Ovviamente non loro, forse del destino cinico e baro…

Nel lontano 1953 Giuseppe Saragat, il coraggioso leader dei riformisti italiani destinato a diventare il primo presidente socialista della Repubblica, attribuì la sconfitta elettorale al “destino cinico e baro”, coniando così un’espressione destinata ad un immenso successo in un Paese in cui la colpa, quando qualcosa va storto, è sempre degli altri. Se poi a perdere sono Zagrebelsky&Travaglio, abituati da sempre al lamento e all’autocommiserazione, neppure il destino è sufficiente ad assolverli: ci vuole Renzi in persona.

“Il bavaglio in tv ha funzionato: il No resta senza firme né soldi”: così il Fatto apre oggi la sua prima pagina, annunciando che il Comitato per il No al referendum costituzionale, promosso dai professoroni che piacciono tanto alla gente che non piace più a nessuno, non è riuscito a raccogliere le 500.000 firme necessarie.

E come mai? Perché i professoroni si sono organizzati male, perché non godono di tutto quel consenso che vorrebbero esibire, perché non sono capaci di compilare un modulo? Macché. “A contare – scrive il Fatto – sono stati diversi fattori”. Vediamoli. “Innanzitutto, le ragioni del No sono praticamente rimaste clandestine sulle reti del servizio pubblico…”.

Alt, basta così. Da mesi su tutte le reti televisive pubbliche e private si parla a tutte le ore del referendum. Ed è intuitivo – persino per i nostri professoroni, magari con l’aiutino di un passante – che ogni volta che si parla di referendum, si parla del Sì e del No. Del resto, di che altro si dovrebbe parlare? Parlare di un derby significa parlare delle due squadre in campo. Parlare di un ballottaggio significa parlare dei due candidati in gioco. Basta così, o ai professoroni serve un disegnino?

Niente paura, però: il referendum ci sarà lo stesso, precisa il Fatto, “perché ne ha già fatto richiesta un quinto dei membri della Camera”. A che servivano dunque le firme? A incassare “un rimborso elettorale di 500.000 euro” e ad andare in tv “con lo status di soggetto politico, equiparato a quello dei partiti”. E invece niente: i costituzionalisti dovranno metter mano al portafoglio. Tranquilli, però: in tv ci andranno comunque, affollando le reti pubbliche e private dall’alba a notte fonda. Se poi gli ascolti dovessero ulteriormente calare, sarà certamente colpa di Renzi.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli