I primi risultati del Jobs Act

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Meno disoccupati ed inattivi, più occupati. A cercare un titolo per illustrare la nuova rilevazione Istat sul mercato del lavoro non avrei dubbi a usare questa sintesi

Meno disoccupati ed inattivi, più occupati. A cercare un titolo per illustrare la nuova rilevazione Istat sul mercato del lavoro non avrei dubbi a usare questa sintesi. Forse come commento sarebbe un po’ troppo didascalico, ma certamente efficace. Perché, in effetti, quei segni positivi che emergono dalla rilevazione sulla forza lavoro condotta da Istat per il mese di marzo 2016, sono altrettanti incoraggiamenti a proseguire sulla strada che il Pd e il governo hanno imboccato da oramai più di due anni a questa parte. Sempre più spesso, come in questo caso, infatti tutti i segnali sono coerenti nell’indicare una ripresa del mercato del lavoro: calo contemporaneo dei disoccupati e inattivi e aumento dell’occupazione. E quando questi due indicatori vanno nella stessa direzione allora significa che possiamo finalmente guardare con più ottimismo al futuro. Soprattutto se proviamo a osservare dentro quelle percentuali. Il tasso di disoccupazione è all’11,4%, cioè al livello più basso dal 2012, ma quello che più ci sembra importante è che sia la disoccupazione giovanile a calare e di oltre il 5%, raggiungendo il gradino più basso degli ultimi 4 anni. Questo significa che le persone che cercano lavoro stanno diminuendo e ciò accade soprattutto fra i più giovani, quelli che più sono stati colpiti dalla crisi. Un calo della disoccupazione che non sia accompagnato da una crescita della occupazione non sarebbe una buona notizia. Significherebbe la crescita degli inattivi. Questo non è quello che è successo: è molto importante infatti che siano cresciuti anche gli occupati. Nel dato complessivo va sottolineato il particolare assai incoraggiante dell’occupazione femminile e della fascia d’età sotto i 50 anni, che era stata investita maggiormente dalla contrazione dei posti di lavoro dall’esplosione della crisi nel 2007-2008. L’occupazione poi aumenta sia tra gli uomini e le donne, ma in maniera particolare tra le donne dove abbiamo 52mila posti di lavoro in più creati nel mese di marzo. In generale, rispetto a un anno fa l’Istat registra una crescita netta di 263mila posti di lavoro. Il dato oramai è consolidato. Vuol dire che quasi uno su tre posti di lavoro persi durante la crisi (non dimentichiamo mai che sono stati “bruciati” circa 900 mila occupati) sembra essere stato riassorbito in modo stabile.

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