I precedenti dicono che Giachetti può farcela. Ecco i numeri

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Roberto Giachetti, center-left candidate for new Mayor in Rome, casts his ballot in a polling station. Rome, Italy, 05 June 2016. ANSA/ ETTORE FERRARI

Sono più di 460mila i voti da redistribuire tra il primo e il secondo turno, al candidato del Pd ne servono 133mila. Già in passato si è riusciti a spostarne di più

In questi giorni in molti a Roma si chiedono: è veramente possibile che Giachetti recuperi uno svantaggio di ben dieci punti? Sembra una distanza incolmabile e invece basta rivedere come è andata ai ballottaggi delle tornate precedenti per capire che il divario con Virginia Raggi è assolutamente alla portata del candidato del centrosinistra. In passato, tra il primo e il secondo turno, ci sono stati spostamenti di voti addirittura molto superiori. Basta leggere i numeri.

La differenza tra Giachetti (320.170) e Raggi (453.806) è di 133.636 voti. Questo è quanto il candidato del centrosinistra deve recuperare, dopo aver centrato l’impresa di arrivare al ballottaggio partendo dalla quarta posizione.

In un sistema che a Roma si presenta quadripolare, esattamente come nel 2013 (Marino, Alemanno, De Vito, Marchini), occorre innanzitutto vedere quanti sono i votanti che sono andati al primo turno e restano “liberi” per il secondo, perché il loro candidato non ce l’ha fatta. Per questa tornata sono in cerca di destinazione ben 464.653 voti, considerando solo i risultati dei candidati maggiori: 265.736 per Giorgia Meloni, 141.250 per Alfio Marchini, 57.667 per Stefano Fassina. Questo è il bacino da cui può pescare Giachetti, come anche la Raggi.

Ma tre anni fa, alle comunali del 2013, come sono andate le cose? In quell’occasione Ignazio Marino riuscì a spostare a suo favore, tra il primo e il secondo turno, ben 151.170 voti in più. Una cifra ben superiore ai 130mila che servirebbero oggi a Giachetti. In quell’occasione, però, i voti “liberi” erano quasi la metà di oggi. Al secondo turno erano orfani di candidato i 149.665 del Movimento 5 stelle, i 114.129 di Alfio Marchini e i 26.825 della sinistra di Rifondazione comunista che aveva candidato Sandro Medici. In totale, quindi, 290.619 voti “liberi”, quasi la metà di quelli di oggi. Di quel bacino, Marino e il Pd riuscirono a intercettare quasi il 50%. Se oggi accadesse lo stesso, si tratterebbe di oltre 200mila voti.

Visto lo spostamento di oltre 150mila voti in favore di Marino al secondo turno nel 2013, viene da pensare che gli elettori della sinistra, di Marchini e in parte anche dei Cinquestelle siano tornati a votare in quell’occasione per sostenere il candidato del Pd. È già successo, quindi, che l’elettorato che ha votato sinistra o Marchini si sia poi schierato al secondo turno con il candidato dem. Può accadere anche oggi? È questa la sfida di Giachetti e di tutta la coalizione che lo sostiene.

Significativo anche lo spostamento del 2008, sebbene in un contesto ancora bipolare: al secondo turno c’è stato un vero e proprio capovolgimento che ha visto spostarsi ben 190mila voti. Per il ballottaggio, infatti, Alemanno registrò a suo favore +108.614 voti, mentre Rutelli calò con un -82.402. Anche nel 2001, con un bipolarismo ancora più spinto, tra primo e secondo turno si sono verificati comunque spostamenti molto significativi: Walter Veltroni passò da 800.275 a 871.930 voti, Antonio Tajani da 746.846 a 799.363. Uno spostamento complessivo, in quel caso, di oltre 120mila vita. Quasi la stessa cifra che serve a Giachetti per recuperare lo svantaggio sulla Raggi e andare a vincere il 19 giugno.

Questi numeri devono farci riflettere: la partita è ancora aperta, il secondo mezzo miracolo è possibile. Se ognuno di noi nei prossimi giorni si impegnerà al massimo, contattando nome per nome tutti gli amici della rubrica telefonica e dell’indirizzario email, i numeri dicono che ce la possiamo fare. Crediamoci, per dare a Roma il miglior sindaco possibile per risolvere i suoi tanti problemi, Roberto Giachetti.

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