I pm: “Expo non ha niente a che fare con gli arresti”. Ma il fango grillino è già partito

Giustizia
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L’indagine che ha portato alle undici misure di custodia cautelare gira intorno ad una società di servizi di FieraMilano. Ma per gli spregiudicati comunicatori pentastellati il nome del colpevole c’è già

A Milano c’è la mafia, dove prospera da molti anni. Purtroppo la conferma arriva, ancora una volta, per mezzo di undici misure di custodia cautelare, eseguite nell’ambito di un’indagine su infiltrazioni mafiose negli appalti dell’Ente Fiera di Milano e di Expo 2015. Là dove ci sono i soldi le mafie ci si infilano, nella maniera più classica: un sistema di fatture false per creare fondi neri e il riciclaggio in Sicilia.

Il tutto, come ha spiegato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini ruota intorno a una società di servizi, Nolostand, a un sodalizio di imprenditori siciliani e lombardi, a un giro di contanti impressionante.

Certo, colpisce che in questo quadro desolante finisca anche Expo. Le mani di Cosa Nostra sarebbero arrivate a quattro padiglioni nell’esposizione universale: quelli di Francia, Kuwait, Guinea Equatoriale e dello sponsor Birra Poretti. Il rischio però è quello di giungere a conclusioni affrettate e, soprattutto, di legare strumentalmente il nome di Expo a quello della malavita organizzata, e, ancor più strumentalmente, il nome degli organizzatori dell’esposizione universale alla mafia.

Quando si tratta di correre questi rischi, i comunicatori del Movimento 5 Stelle si distinguono su tutti per la loro spregiudicatezza. Neanche il tempo di leggere le carte, neppure la curiosità di andare al di là del titolo e di leggere fino in fondo le notizie d’agenzia ed ecco cominciare a piovere le prime dichiarazioni. Tra i più lesti l’ex candidato sindaco grillino Gianluca Corrado. Forse ancora scosso dalla debacle elettorale alle recenti amministrative, non ha esitato a sfogare la sua frustrazione su Beppe Sala, neosindaco di Milano ed ex ad di Expo 2015.

“Con Expo hanno guadagnato le mafie. Una domanda sorge spontanea – si chiede retoricamente Corrado – la persona che ha gestito Expo consentendo per colpa, per incapacità di verifica o per qualsivoglia motivazioni a Cosa nostra di mettere le mani su tanti appalti, sarà in grado di evitare che le mafie possano estendere la loro influenza e le loro attività a Milano, più di quanto già avviene?”.

Parole a cui ha fatto seguito la grancassa grillina (addirittura con un comunicato del gruppo M5S al Parlamento Europeo) e che si stanno già propagando sul web e sui social (seguendo l’unico grande insegnamento lasciato in eredità da Casaleggio, secondo il quale “ciò che è virale è vero”).

A chiarire il tutto c’ha pensato chi ha condotto le indagini. Il “tema” al centro dell’inchiesta della Dda di Milano “non è che Expo non ha controllato, è Nolostand“, controllata di Fiera Milano, “che non ha controllato. Questa non è un’indagine su Fiera Milano ma sul consorzio di Nastasi che si è infiltrato in Fiera, con la Fiera, che poi ha lavorato per Expo”. Lo ha spiegato il pm Paolo Storari, titolare dell’inchiesta con il procuratore aggiunto Ilda Boccassini e la collega Sara Ombra.

Le parole più equilibrate arrivano dal destinatario del fango grillino, Beppe Sala: “La battaglia per la legalità non deve fermarsi mai, a tutela dei cittadini e delle istituzioni e sosteniamo ogni azione degli organi dello Stato in tal senso. Abbiamo lavorato e stiamo lavorando per proteggere Milano dalle infiltrazioni malavitose e dai rischi di corruzione. Risultati importanti sono stati ottenuti, ma la forza delle organizzazioni criminali non può essere sottovalutata nemmeno per un momento. È quindi un bene proseguire su questa strada – ha concluso l’ex commissario di Expo – e dimostrare così la capacità del sistema Italia di contrastare il malaffare”.

 

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