I pinocchi del No. Bufale (settimanali) contro la riforma costituzionale

Riforme
Salvatore Settis durante la giornata di inaugurazione del XXVII Salone Internazionale del libro al Lingotto, Torino,8 Maggio 2014 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Qui mi limito a correggere le vere e proprie bufale che vengono propalate, limitandomi ai fatti. Di molto si può discutere; per altro, invece, carta canta. Giudizio ai lettori

Sulla riforma costituzionale se ne sentono di tutte. Inevitabile. Ma a parte i fautori del costituzionalismo ansiogeno (quelli che… la svolta autoritaria è sempre dietro l’angolo, anzi in corso; quelli che… dal generale De Lorenzo a Renzi passando per Junio Valero Borghese, Craxi e Berluscioni è un unico filo rosso paragolpista), si tratta per lo più di opinioni: da rispettare e discutere con calma, tante sono le buone ragioni della riforma. Qui mi vorrei invece limitare a correggere le vere e proprie bufale che vengono propalate, limitandomi ai fatti. Di molto si può discutere; per altro, invece, carta canta. Giudizio ai lettori.

Pinocchio numero uno della settimana. Salvatore Settis, illustre archeologo (“Repubblica”, 3 maggio): parlando dell’elezione del presidente della Repubblica, scrive che «la vera novità della riforma scatta a partire dal settimo scrutinio: da questo momento in poi basterà la maggioranza assoluta non più dell’assemblea ma dei votanti». Falso: è la maggioranza dei due terzi. Richiamato all’onor del vero da un lettore, il nostro anziché scusarsi dell’errore, cerca di dimostrare che si potrebbe comunque eleggere un presidente con 15 voti (con 20 votanti): come se su circa 730 elettori, si potessero immaginare… 705 astenuti.

Pinocchio numero due. Sempre Salvatore Settis, ma in varia compagnia. La riforma cambierebbe 47 articoli della Costituzione. In effetti, contando gli articoli con modifiche, sarebbero davvero 47. Ma almeno 17 sono oggetto di mera modifica conseguenziale. Mi spiego: se togliamo le province dall’art. 114 Cost. poi van tolte da tutti gli articoli nei quali si fa riferimento alle province, appunto, ma la modifica è una sola; il resto è coordinamento. Perciò siamo di fronte a un cambiamento che tocca 30 articoli su 134 dell’attuale costituzione: pari al 22%, ovvero 29 su 80 della parte seconda (cioè il 36% della parte seconda, visto che la riforma è tutta là). E’ tendenzioso se non falso parlare del 57.5%.

Pinocchio numero tre. Armando Spataro, magistrato. Il teorico del diritto (anzi, come è di moda scrivere ipocritamente, del diritto‐dovere) per i magistrati di schierarsi (ovvio: per il “no”) propone una summula di luoghi comuni, alcuni semplicemente non veri (= falsi): la riforma sarebbe stata approvata «attraverso mozioni di fiducia» (certamente intendeva “questioni di fiducia”, non tutti son tenuti a conoscere il diritto parlamentare: comunque no, neanche una!). Non è neanche esatto che fra i firmatari del “documento dei 56 no” pubblicato dalla “Stampa” il 22 aprile ci siano «molti ‘saggi’ in precedenza nominati per contribuire alla riforma della Costituzione». Il riferimento è alla Commissione Letta‐Quagliariello: composta da 42 accademici, i “molti” di cui trattasi sono 4 (Carlassare, Cheli, Dogliani e Onida). Ma Carlassare s’era dimessa presto dalla Commissione, ergo direi 3 su 41. A me parrebbe comunque una ristretta minoranza.

Pinocchio numero quattro. Ferruccio De Bortoli, già direttore del “Corriere” ed editorialista. In un divertente e rivelatore dialogo con Pietro Ichino (dal quale emerge… che De Bortoli dà ragione a Ichino su tutti i punti cruciali, salvo… concludere per il “no”), sostiene testualmente che «l’Italicum trasformerà ancor di più la Camera in un’assemblea di nominati dai capipartito…». Falso: a parte che proporrei di smetterla con la bubbola dei “nominati”, dato e non concesso che senza le preferenze non c’è libera elezione dei propri rappresentanti, il nostro sembra ignorare che nell’Italicum sono state introdotte le preferenze, capilista a parte: dunque un numero di deputati difficilmente inferiore al 50% sarà eletto proprio con le adorate (da lui) preferenze.

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