I peggioristi che non vogliono governare

Legge elettorale
Il leader del M5S, Beppe Grillo (C), sul palco di piazza Cesare Battisti a Nettuno (Roma) per la chiusura del tour Costituzione Coast to Coast per il "No" al referendum costituzionale, 07 settembre 2016. Con lui sul palco Luigi Di Maio (D) e Alessandro Di Battista (S).
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Col Grillinum il M5s disvela la propria natura: un ceto politico che si riproduce sulla rabbia della povera gente senza far nulla per
migliorarnele condizioni

All’Italicum viene rimproverata da alcuni, soprattutto a sinistra, un’eccessiva attenzione per la governabilità a scapito della rappresentatività: il ballottaggio, secondo questa obiezione, consegna la maggioranza assoluta della Camera ad una lista che, al primo turno, potrebbe aver raggiunto a malapena il 30% dei voti.

L’eventualità, in un sistema politico tripolare, non è remota: ma è anche vero che assicurare un governo al Paese dovrebbe essere considerato un obiettivo condiviso da tutti, e sicuramente lo è dagli elettori. La proposta rilanciata ieri dal Movimento 5 Stelle – proporzionale puro con voto di preferenza – si muove invece nella direzione opposta: fare in modo che nessuno vinca, che nessuno abbia la maggioranza, che nessuno possa governare. Dopo aver assicurato un paio di mesi fa che «la riforma della legge elettorale non è una priorità per il Movimento», ieri il M5s ha depositato una mozione che impegna la Camera ad «approvare in tempi rapidi una nuova legge elettorale con formula proporzionale in circoscrizioni medio-piccole e preferenze».

I meno giovani ricorderanno che un sistema analogo vigeva nella Prima repubblica: ciascuno votava il proprio partito, dopodiché intorno alla Dc si formava una maggioranza a composizione variabile (il governo cambiava in media ogni anno), mentre il Pci restava fermo all’opposizione perché incapace di coagulare intorno a sé una maggioranza alternativa. In altre parole, il proporzionale costringe alle alleanze: il che in sé non è né un bene né un male, salvo che nel Non-statuto del M5s campeggia il divieto assoluto a mescolarsi con chicchessia.

Perché dunque i grillini propongono una legge che li terrà per sempre all’opposizione? La prima risposta, la più ovvia, è che i grillini non vogliono governare (e dopo la vittoria di Roma ne avrebbero anche motivo): l’opposizione, soprattutto se becera, è facilissima da fare, rende bene in voti e presenze televisive, eccita gli animi e riscalda i cuori e, soprattutto, non porta con sé alcuna responsabilità. Ma c’è qualcosa di più.

In un sistema politico tripolare, infatti, il proporzionale può produrre soltanto due esiti: l’ingovernabilità permanente, oppure l’alleanza, altrettanto permanente, fra due dei tre poli teoricamente alternativi tra loro. In altre parole, o saremo condannati a votare ogni tre mesi e a non avere mai più un governo, oppure centrosinistra e centrodestra dovranno governare insieme per i prossimi vent’anni. Per i grillini, una pacchia; per il Paese, un po’ meno.

La linea del “tanto peggio, tanto meglio” – quella mescolanza di irresponsabilità istituzionale e disperazione politica che contrassegna ogni estremismo – rientra senz’altro nella natura intrinsecamente eversiva del M5s, ma non è detto che risponda davvero ai bisogni e alle richieste dei suoi elettori. «Sostengono che il ballottaggio sia antidemocratico, ma non credo che Appendino e Raggi siano d’accordo: sennò, non sarebbero state elette»: in questa osservazione di Renzi c’è un punto essenziale, e cioè il valore del voto grillino.

Davvero gli elettori di Di Maio vogliono che il M5s non vada mai al governo? Davvero preferirebbero passare il resto della vita a denunciare i mali del Paese senza mai provare a guarirli? Ogni proposta di legge elettorale porta con sé una visione della politica: difendendo l’Italicum, il Pd difende l’idea che il voto degli elettori debba servire a dare un governo chiaro e politicamente omogeneo al Paese; con il Grillinum, il M5s disvela infine la propria natura più profonda: un ceto politico intenzionato a riprodursi in eterno sulla rabbia e sul disagio della povera gente senza mai muovere un dito per migliorarne le condizioni.

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