I nudi del Campidoglio

Cultura
Nella combo a sinistra la Venere Capitolina, e a destra la statua coperta durante la visita del presidente iraniano Hassan Rohani. Roma, 26 gennaio 2016. ANSA/

Non si deve essere sprezzanti verso sensibilità altre dalla nostra, sul piano culturale, religioso, o dei costumi

La profanazione, in termini laici, avrà d’ora in poi un solido riferimento nell’episodio del “nascondimento” di alcuni capolavori antichi dei Musei Capitolini in occasione della visita del Presidente Iraniano Rouhani. È doveroso mettere subito in chiaro due punti: il vertice politico (Renzi) essendo all’oscuro di questa scelta, ne è vittima, con un importante appuntamento politico-economico-diplomatico che ha visto parte dell’attenzione internazionale ed interna deviata in una direzione sbagliata. E non si deve, peraltro, essere sprezzanti verso sensibilità altre dalla nostra, sul piano culturale, religioso, o dei costumi. Per semplificare: perché imporre vini in un menu ufficiale a chi li rifiuta? Chi porterebbe il Premier Indiano in visita in una fattoria di mucche? E la stretta di mano? Essa è vissuta in modo assai diverso in molte parti del mondo. Insomma: il protocollo non è fatto solo di fisime cerimoniali, ma del rispetto di diversità, in alcuni casi millenarie.

Dunque: il Presidente Iraniano avrebbe dovuto essere ricevuto in un luogo diverso, senza costringerlo ad imbarazzi, e senza commettere il colossale strafalcione della censura rivolta ad opere di valore universale ospitate nei Musei del Campidoglio. Il Campidoglio: non è indispensabile averlo avuto come “casa” politico-amministrativa per capirne il valore simbolico-culturale. Certo, io ho la fortuna di avervi promosso con la nostra Amministrazione restauri, scavi e riqualificazioni di carattere sistematico (tra cui la copia del Marco Aurelio e il progetto Ajmonino della nuova ala dei Musei – portato felicemente a termine da Veltroni; il restauro della Cordonata michelangiolesca, il rifacimento delle facciate dei Palazzi, la ristrutturazione dei Musei e l’apertura della Terrazza Caffarelli, l’ammodernamento delle strutture espositive).

Ma è la storia a parlarci di qualcosa di non riducibile alla cronaca. Se cercate la radice della parola «asilo», essa va trovata nell’asylum, lo spazio sul colle capitolino dove si accoglievano gli stranieri in fuga. Se quella di «moneta», nel Tempio dedicato a Giunone Moneta (ammonitrice), adiacente all’antica Zecca di Roma: si trova ad appena venti metri di distanza dall’asylum, e ad altri trenta metri di distanza dal Tabularium, da cui partì l’ordine imperiale di effettuare il Censimento che imponeva alla famiglia di Gesù di spostarsi da Nazareth a Betlemme… Per non continuare a lungo, forse può bastare il riferimento a Capitol Hill, il Campidoglio, la sede del Congresso, ovvero della grande democrazia americana, ispirata – come il Monticello di Jefferson – piuttosto alla forza della Repubblica di Roma, che non alla stessa democrazia ateniese.

Questo è dunque un luogo sacro alle libertà, dove sono anche state create quasi 70 anni fa, col Trattato di Roma, le nuove istituzioni dell’Europa; e approvato, nel 1998, lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, per perseguire dittatori/criminali di guerra. Si ribella, però, non solo chi ama le istituzioni e le libertà civili.

Si rivoltano nelle tombe anche i Papi-Re di Roma! Fu Sisto IV (nel 1471) a creare sul Campidoglio il primo nucleo di un’esposizione pubblica, a partire dalla Lupa Capitolina. Fu Clemente XII a istituire – con Alessandro Gregorio Capponi – i Musei, dal 1732. Addirittura, Papa Lambertini (Benedetto XIV) fu promotore di una vera e propria Accademia del Nudo, a metà ‘700: studiosi e artisti di tutta Europa venivano ad imparare il disegno attraverso le nudità mirabili – di antiche sculture femminili e maschili – che il Papato apriva al pubblico sul colle Capitolino. Dovevamo aspettare più di 250 anni perché qualche analfabeta, invece, le nascondesse.

Sono apparse in queste ore ricostruzioni di tanti episodi storici di censura e auto-censura culturale. Io vorrei chiudere, caro Direttore, con un riferimento personale. Mario Rutelli, grande scultore tra i due secoli passati – mio bisnonno – fu a lungo bersagliato dai conservatori per le nudità ‘scandalose’ della sua Fontana delle Najadi, in Piazza Esedra-della Repubblica. L’inaugurazione, mentre il Consiglio Comunale esitava, fu fatta “a furor di popolo”, all’inizio del 1901, dagli studenti che vedevano in quell’opera un elemento di modernità e di libertà, oltre che di grande arte. Nella mia famiglia si raccontava che la Regina – passando una notte in carrozza davanti alle palizzate che ancora precludevano alla vista la Fontana, volesse dare uno sguardo e poi, risalendo in carrozza, dicesse – nella prediletta lingua francese – «ici, il y a des grandes coupoles!». Mi raccontò mio padre, studente del Liceo Massimo – allora in Piazza dei Cinquecento – che quando con la sua classe veniva portato all’esterno verso Piazza Esedra dal padre gesuita professore di ginnastica, quest’ultimo imponesse alla fila di studenti di voltare la testa dall’altra parte, per non guardare quelle “cupole”. Si immagini come poteva prenderla il ragazzo, nato in una casa che ospitava i bozzetti della Fontana… Si sconsiglia a tutti di non guardare l’Arte. Se ci si offende, certo, è legittimo guardare altrove. Ma il Colle e i Musei Capitolini sono la testimonianza stessa di ciò che, anche tra mille anni, tutti dovranno essere certi di poter guardare e vivere, attraversando un palinsesto trimillenario. Esso potrà essere arricchito. Mai, neppure per un istante, impoverito: la sua identità è Patrimonio universale.

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