I migliori dischi italiani del 2015. Prima parte: Underground

Musica
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I nostri dischi italiani preferiti del 2015. Cominciamo questo speciale in tre parti con le migliori uscite underground

Cosa è successo in questo 2015 a livello musicale nel nostro paese? Senza alcuna pretesa di esaustività vogliamo segnalarvi alcune delle cose che ci hanno colpito, vuoi per qualità, vuoi per risonanza mediatica o impatto dei dischi sul contesto nel quale sono inseriti: non prenderemo in considerazione EP o singoli, ma solo album usciti durante l’anno. Per una trattazione più ampia possibile abbiamo diviso in tre ambiti differenti tutta la produzione sonora nostrana: Underground/SperimentazioniIndie, Mainstream; macrogruppi più o meno comunicanti, che risalgono una china immaginaria dal sommerso delle produzioni più sperimentali verso il mainstream.

 

Underground/Sperimentazioni

Con questa etichetta vogliamo indicare quei progetti spesso identificati con l’espressione di sottobosco musicale: realtà di nicchia, a volte praticamente sconosciute, ma non per questo meno valide artisticamente. Anzi, molte volte è proprio da questi ambienti, tradizionalmente liberi da vincoli e attitudini precostituite, che si sviluppano le sonorità più interessanti; in generale la nostra penisola pullula di piccole realtà discografiche che hanno come semplice propellente una grande passione per i suoni che propongono.

Schermata 12-2457366 alle 19.45.20Viene da Napoli, per esempio, la giovanissima etichetta Körper/Leib, per la quale quest’anno è uscito su cassetta il disco di Eks, intitolato semplicemente “EksM”. Lui è un produttore che, come da presentazione, si cimenta in una fusione di “beat oscuri con una sorta di confusione meditativa di tipo orientaleggiante, e suoni fruscianti tipici del vinile”. In generale nel suo lavoro aleggia una costante atmosfera di calore analogico: chi ne capisce lo paragona all’acclamato produttore hip hop Madlib.

Spostandoci verso Roma, un disco che ci ha letteralmente folgorato è quello di Panoram, Background Story: un suono che flirta con lo spazio interstellare e che in alcuni frangenti si organizza sotto forma di canzone, richiamando alla mente gli Air degli esordi, però spediti in orbita su un satellite dopo essere stati narcotizzati. Gli inglesi di thevinylfactory, più o meno un’istituzione per quel che riguarda il vinile, hanno notato il ragazzo già da tempo, premiando addirittura il suo precedente album come disco dell’anno.

Schermata 12-2457380 alle 12.58.38Spostandoci più a nord troviamo l’etichetta Boring Machines: una delle realtà maggiormente attive nel rendere l’underground italiano un tessuto connettivo capace di dare vita a collaborazioni, festival, sinergie musicali. Ben due le uscite che segnaliamo legate alla label di Castelfranco Veneto. La prima appartiene ad un musicista conosciuto con il moniker di Rella the Woodcutter, con il quale negli anni passati non disdegnava esplorazioni in territori lisergici di matrice barrettiana, e uscito invece quest’anno a nome Everest Magma con l’album Modern​/​Antique. Rella si districa tra manipolazioni analogiche dalla trama apparentemente caotica, con una lucida consapevolezza sottotraccia: dare una struttura alla materia sonora in modo da allestire una sorta di martellante delirio, coerente e godibile.

Schermata 12-2457366 alle 20.07.58Gli Heroin in Tahiti si cimentano invece nel desueto ma suggestivo formato del doppio vinile. Duo di stanza a Roma, la loro idea portante per questo Sun and Violence è quella di ibridare la nostra musica etnica con linguaggi tipici dell’underground: dai droni alla psichedelia; il risultato finale è praticamente un compendio sonoro di etnomusicologia applicata. Anche loro fanno parte di quella schiera di italo/underground che ha ricevuto prestigiosi plausi all’estero, tra i quali una citazione dal critico musicale americano Simon Reynolds.

Nicola Lucchese aka Mudwise esce per la Enklav, un’etichetta di musica elettronica veneziana nata 3 anni fa; con il suo Entropical, già dal titolo, va a delineare una sonorità che proietta idealmente un tocco alieno-tropicalista verso una deriva entropica. La techno di Mudwise, fatta di synth modulari e rivelatrice di un approccio da artigiano dell’analogico, si dipana attraverso un suggestivo percorso di esplorazione di ambienti cosmici, che approda, tramite pezzi via via sempre più scarni, ad una sorta di nulla siderale infinitamente distante (ascoltare Silent Start per credere).

Tra le cose cSchermata 12-2457366 alle 19.06.42he ci hanno colpito quest’anno c’è anche questa Collezione dell’etichetta Edizioni Mondo; label nata con l’intento di offrire uno sguardo sulle atmosfere sonore dei “Mondo Movies”, sottogenere documentaristico nato in Italia a cavallo tra gli anni ’50 e ’60.
Questa compilation raccoglie in un cd una serie di 4 EP in vinile, ognuno dedicato ad una stagione, per un totale di 13 brani. Il suono oscilla tra beat elettronici, pennellate ambientali, e ariose derive new age.

Abili invece nel manipolare la tradizione jazz rock fino a trasportarla verso territori inusuali gli Squadra Omega, nel roster della padovana Macina dischi, sono una band talmente prolifica da aver sfornato ben tre lavori in questo 2015. Altri Occhi ci Guardano, un miscuglio di suggestioni strumentali, che lambisce territori prog, space e kraut, senza mai identificarsi con un genere in particolare, è la prova che li consacra nell’Olimpo delle jam band. In perfetto equilibrio tra improvvisazione e sonorizzazione di psichedelici documentari d’archivio.

Schermata 12-2457366 alle 20.21.12Spostandoci in Toscana, produttore di musica elettronica classe 1991, Herva viene dalle campagne fiorentine ed è artefice di un intrigante approccio alla house e alla techno, virate attraverso la sua sensibilità in una forma evoluta di Intelligent Dance Music. Il tutto grazie ad un approccio onnivoro che coniuga, all’interno di questo album chiamato Kila, electro, disco e hip hop old school, senza soluzione di continuità; in una vorticosa giostra di campioni e beat compulsivi. Esce per la prestigiosa etichetta britannica Planet Mu e sembra possedere una consapevolezza che travalica la sua giovane età anagrafica.

Proseguendo il nostro viaggio all’interno dell’underground incontriamo Stefano Pilia; uno dei musicisti che negli ultimi anni è riuscito a mettersi maggiormente in luce per la militanza in varie band e l’appartenere a contesti sempre musicalmente molto vitali: dagli storici Massimo Volume (in cui era subentrato nel 2008) e Afterhours fino agli In Zaire (band abrasiva e sperimentale), dalle esibizioni a fianco a numi tutelari del rock come Paul McCartney e John Paul Jones (si, poprio quelli dei Beatles e dei Led Zeppelin) fino ai dischi da solista. Pilia, chitarrista di talento, nel 2015 dà alle stampe Blind Sun – New Century Christology, in cui riesce in una delicata operazione di fusione tra avanguardia e tradizione: il tutto finalizzato ad un’opera di grande poeticità.

Schermata 12-2457375 alle 14.58.25Non esclusivamente confinabile nell’ambito underground è invece Teho Teardo, compositore e musicista di Pordenone che spazia dalle colonne sonore cinematografiche (Il Divo, Lavorare con Lentezza) alle collaborazioni con Blixa degli Einstürzende Neubauten, in un percorso musicale che dura ormai da trent’anni sempre all’insegna della sperimentazione. Il suo La Retour à la Raison. Musique pour Trois Films de Man Ray è un’intensa dimostrazione di eclettismo sonoro, nello spaziare tra archi ed elettronica, esperimenti di registrazioni live con quaranta chitarristi (L’Etoile de Mer-Marcia Funebre del 1900), ambienti onirici e rapidi scorci di paesaggi sinistramente interrotti (Emak-Bakia)

Un altro gruppo di questa lista che sembra ricevere maggiore attenzione all’estero che in Italia sono i Father Murphy, per i quali addirittura Michael Gira degli Swans ha espresso notevoli apprezzamenti; Croce, il loro album del 2015, è un’ulteriore tappa di un percorso coerente e saldamente legato a dei principi estetici molto forti. Nel loro ibrido sonoro che mischia no wave, ritualità esoterica, suggestioni goth ed armonie destrutturate, la band veneta (ora un duo dopo la dipartita del batterista Vittorio De Marin) allestisce un album evocativo ed inquietante, ossessivo e sepolcrale, senza scadere nella manieSchermata 12-2457366 alle 20.42.56ra.

Menzione finale per una compilation della netlabel Black Lodge, che si muove tra Roma e Berlino e ci regala questa  “Parallax & Shaders vol II”. La brillante idea che informa questa raccolta è quella di far rileggere alcune delle più belle colonne sonore dei videogiochi ad altrettante realtà dell’underground italiano. In una scaletta in cui si susseguono motivetti riconoscibilissimi – che qualcuno potrà ricollegare alla propria infanzia – e riletture deliranti di temi videoludici, vengono declinate tutte le varianti dello straordinario mondo delle musiche a 8 e 16 bit. Il tutto assume come per magia un andamento molto coerente e costituisce un vero e proprio concept album organico e ispirato.

 

 

 

(Si ringraziano Marco Caizzi e Chiara Colli per la preziosa consulenza)

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