I leoni da tastiera non si fermano davanti a niente

Social network
enrico

Molte delle risposte al post di Matteo Renzi che ricorda Enrico Liverani sono indecenti

Oggi è morto Enrico Liverani un ragazzo di 39 anni che era stato scelto come candidato sindaco del Pd per Ravenna. Saputa la notizia Matteo Renzi, presidente del Consiglio e segretario del Pd, ha voluto ricordarlo con un post su Facebook, ha testimoniato la sua vicinanza e del partito che rappresenta alla famiglia e alle persone care di Enrico. Un atto sentito e che poco ha a che fare con la politica, un gesto di vicinanza, umano.

Da quando questo breve pensiero è stato pubblicato la bacheca Facebook del premier ha iniziato ad affollarsi di commenti, già più di 1000. La maggior parte dei commenti ricalcano il pensiero del premier, esprimono dolore, commozione o un semplice RIP. Ma accanto a questi ci sono molti, troppi, commenti denigratori, violenti che niente hanno a che vedere con la morte di un trentanovenne, di qualsiasi parte politica fosse.

Sono i leoni da tastiera, coloro che ogni giorno affollano le bacheche di politici, giornalisti, personaggi più o meno famosi riempiendole di insulti. Matteo Renzi è il bersaglio preferito naturalmente, si sperava che ci fosse un limite, ma loro non si fermano davanti a nulla, nemmeno alla morte di un ragazzo: per questi “signori” l’insulto gratuito è l’unico obiettivo. Ad ogni post del premier seguono centinaia di risposte con insulti, articoli su altri argomenti, video-dichiarazioni di esponenti del M5s. Ormai è una consuetudine, a cui purtroppo ci si sta abituando. E’ il segnale di un imbarbarimento del linguaggio, che ormai ha preso il controllo dei social network, in particolar modo Facebook. Il leitmotiv è sempre lo stesso: ad ogni post corrisponde una lunga serie d’insulti.

 

Vedi anche

Altri articoli