I giusti contro il terrore

Dal giornale
epa05027018 Thousands of people gather at Place de la Republique square in Paris, France, 15 November 2015. 129 people were killed in a series of attacks in Paris on 13 November, according to French officials. Eight assailants were killed, seven when they detonated their explosive belts, and one when he was shot by officers, police said. French President Francois Hollande says that the attacks in Paris were an 'act of war' carried out by the Islamic State extremist group.  EPA/JULIEN WARNAND

Mi hanno colpito la compostezza della famiglia Solesin e le parole intense di chi soffriva

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire. /Chi è contento che sulla terra esista la musica. /Chi scopre con piacere una etimologia. /Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi. /Il ceramista che intuisce un colore e una forma. /Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace. /Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto. /Chi accarezza un animale addormentato. /Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto. /Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson. /Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. Queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Quante cose ci ha detto in questa lapidaria poesia Jorge Luis Borges? Si intitola , come è noto, I Giusti. E sono versi rivoluzionari. I giusti, espressione presente nel Talmud, sono in definitiva le persone semplici, non gli eroi, non i condottieri, non i presidenti o le guide religiose. Sono le persone che fanno , se ci si pensa, poche cose naturali e rare: compiono il loro dovere, amano la cultura e la natura, si occupano del prossimo , hanno curiosità per il pensiero altrui. Sono, nella descrizione del genio d’Argentina, persone miti, forse silenziose, certo tolleranti, certo sorridenti. Se ascolto l’armonia di quei versi mi sembra di sentire solo il suono di un sussurro . L’unica voce contemplata è infatti quella dell’uomo e della donna, forse due innamorati, che leggono insieme le terzine finali di un certo canto. Tutti gli altri tacciono, assorti in un pensiero o impegnati a fare qualcosa che ha un senso , perché non lo ha solo per se stessi.

Credo che Borges abbia voluto celebrare la bellezza della vita come impegno e pensiero, come senso della propria parzialità e dono, dedizione agli altri. In due passaggi quel vecchio poeta cieco ci indica le modalità per esser giusti : il perdono: “Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto” e la curiosità intellettuale : “Chi preferisce che abbiano ragione gli altri”. Agli antipodi di questa concezione della vita stanno gli incappucciati dell’ Isis, quei ragazzi fomentati di odio capaci di sparare su loro coetanei responsabili di ascoltare un concerto e perciò meritevoli di morire . Io non riesco a togliermi dalla mente il suono , registrato senza immagini, dei colpi e delle urla all’interno del Bataclan. È un documento audio agghiacciante . Per i ragazzi terrorizzati che gridano e per il suono freddo e ripetitivo di quei fucili. Un colpo, una vita. Un colpo, una vita. E i killer, ventenni inconsapevoli di esserlo, che saranno stati soddisfatti per quanto sparavano e per quanti cadevano. Il male ha una sua atroce banalità, come la pratica della “ soluzione finale” ci ha insegnato nel novecento. A quei ragazzi che odiano altri ragazzi fino al punto di desiderare la loro morte, viene insegnato da certi santoni adulti che deve esistere un solo pensiero, una sola religione, un solo modo di vivere. Quello deciso dall’alto. Non da un Dio, che come tale rifiuta la morte degli innocenti, ma da chi si attribuisce il potere di rappresentarlo, auto investiture spesso conquistate più con la canna del fucile che con i testi sacri. La paura genera guerre e dittature, la speranza produce cambiamento e comunità. La memoria della storia ci dovrebbe ricordare che così è. Per questo la risposta alla logica della morte è l’elogio della vita. È il trionfo della bellezza , della grandezza dell’umanità, della meraviglia dell’altro.

Mi hanno molto colpito la sobria compostezza della famiglia di Valeria Solesin e le parole pronunciate con rigore e intensità da chi stava soffrendo il più innaturale e atroce dei dolori. Al dil là di ogni retorica quella ragazza italiana, come gli altri ragazzi del Bataclan, sarebbe potuta entrare nella categoria dei “ giusti” di Borges. Coloro che vivono la loro vita colorandola di un senso, di una missione, semplicemente di una ricerca . Non importa se di note, di parole, di nozioni, di esperienze, di altre persone, di dovere, di etica, di senso. Cercano, perciò vivono. I loro assassini pensno di aver trovato, perciò uccidono e si uccidono. Non hanno più nulla da chiedere, sanno solo togliere. Agli altri e a se stessi. Più vita, più bellezza, più cultura e più libertà. Più accoglienza, più pace. Annientare il terrorismo è un progetto umano prima che un’ azione militare. E deve essere accompagnato da quella razionalità e visione politica che è diversa dall’ emotività e dal bisogno di ostentare pura forza. Uno degli obiettivi collaterali dei terroristi è anche accentuare il processo di allontanamento dei cittadini dalla vita sociale, esasperando un fenomeno che corrode la democrazia : l’apatia che separa istituzioni e vita reale. La terribile distanza tra potere e vita. Non solo il potere politico. Anche quello finanziario, mediatico, culturale. Sono i milioni di persone che hanno smesso di andare a votare, che hanno riposto le speranze , che si trasformano, lentamente , da cittadini a spettatori, che coltivano la rabbia che affidano ai messaggi senza volto dei siti o che ormai si limitano a guardare passivamente il mondo cambiare e pensano che il timone sia tanto lontano e in mani talmente oscure da rendere impossibile non solo la possibilità ma persino la speranza di un cambiamento . Un mondo di pochi giovani, con la demografia che racconta un tempo di paura e non di speranza, con la precarietà come ansiogena condizione di vita per generazioni intere fa fatica a essere vissuto da “giusti”. Dare risposta a un bisogno di stabilità e sicurezza nella vita delle persone, cucire i fili anche culturali e morali di un senso di relazione , aprirsi alla comprensione di questo tempo, rifarsi comunità di persone capaci di ascoltarsi, di capirsi, di costruire insieme , coltivare la coscienza luminosa del limite e della parzialità delle proprie visioni più radicate.

Le risposte concrete alla vita reale sono il dovere principale di chi governa ma esse devono essere sempre illuminate dal “ sogno di una cosa”, da un’idea generale di rapporti sociali e umani che si inscrivano nell ’orizzonte e nella visione di una società possibile, ora che sappiamo che le palingenesi sono favole o incubi. Qui per andare altrove, così è il riformismo post ideologico. Ma andare , con coraggio, per strade che sono nuove solo perché portano ad un luogo nuovo, il migliore possibile che la pienezza della libertà e la pienezza della giustizia contemplino. Nessuno è più rivoluzionario di un riformista, che ricerca il cambiamento reale, non quello delle ideologie o quello delle illusioni demagogiche. Ma che è cambiamento radicale ,è una società di libertà e opportunità, perciò “ giusta”. Forse Borges , parlando de “le terzine finali di un certo canto” pensava a quelle che chiudono l’Inferno nella Divina Commedia: “ salimmo su, el primo e io secondo, tanto ch’i vidi de le cose belle che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Se vogliamo un mondo di persone giuste che non abbiano neanche bisogno di conoscersi per cambiare il mondo perché ciascuno lo fa lavorando, creando, amando gli altri e le loro idee , abbiamo il dovere di mettere in campo il coraggio innovativo necessario per il nuovo. C’è bisogno non di paura ma di speranza , per uscire “ a riveder le stelle”.

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