I giornalisti e l’obiettività

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Vedere giornalisti a favore di questa o quella posizione, anziché aiutare il lettore ad orientarsi, non aumenta la reputazione della professione

Ci sono giornali esplicitamente di parte, come questo che parla a nome di una forza politica, e ci sono giornali di informazione che, almeno teoricamente, innalzano la bandiera dell’indipendenza e dell’imparzialità .

Per tutti dovrebbe valere il vecchio insegnamento che consiglia di tenere i fatti separati dalle opinioni. E questo implica che il primo a mostrare queste qualità dovrebbe proprio essere il giornalista. Capace di porgere al pubblico dei lettori notizie ed interpretazioni delle stesse quanto più obiettive possibile. Invece avviene esattamente il contrario.

Molto spesso il giornalista della carta stampata e della tv ci tiene prima a farci sapere quale è la sua opinione e poi, eventualmente, spiegarci i fatti, che naturalmente non farebbero che confermare la sua opinione… Cosicché noi lettori abbiamo sempre la netta impressione di subire un implicito tentativo propagandistico e di conseguenza tendiamo ormai regolarmente più a diffidare che ad affidarci.

Certo l’equilibrio fra fatti e opinione non è semplice e una completa neutralità, oltre che impossibile probabilmente non è nemmeno desiderabile. Verrebbe a mancare quale particolare tono che ci fa apprezzare la lettura e la firma, che ci vengono proposte.

Ma vedere giornalisti, che pensano di essere autorevoli, militare sui social network e in ogni altro luogo a favore di questa o quella posizione, anziché aiutare il lettore ad orientarsi, non aumenta la reputazione della professione. Dino Risi un po’ di anni fa a proposito dei film di un noto regista italiano ebbe a dire: «Belli, ma verrebbe voglia di chiedere al regista di farsi un attimo da parte per farci godere il film». Ecco, qualche giornalista dovrebbe almeno qualche volta farsi da parte per farci leggere l’articolo che ha scritto.

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