I fantasmi della Sicilia e il nuovo Pd

Pd
Il sottosegretario all'Istruzione Davide Faraone durante l'incontro con la stampa nella sede del provveditorato con il direttore Ufficio Scolastico Regionale della Campania, Luisa Franzese, Napoli, 02 settembre 2015.
ANSA/CIRO FUSCO

Invece di pensare alle parole di Cuffaro si dovrebbe pensare alle tante belle risorse che si sono avvicinate al Pd siciliano

Questa cosa che dice il filosofo autore di canzonette di Battiato, Manlio Sgalambro, (…) che là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi, che per ogni isola vale la metafora della nave, e che quindi è destinata al naufragio, questa cosa qua, (…) bella è bella come frase filosofica da mettere in una canzonetta, ma però a me mi sembra una mezza minchiata». Ha ragione Giuseppe Rizzo, scrittore e isolano come me. Ha ragione a dire che dobbiamo dire basta alle “mezze minchiate” romantiche di un autonomismo da strapazzo, usato alla buona per giustificare i ritardi impressionanti della nostra Sicilia e mantenere privilegi, sprechi, condotte incancrenite e rendite di posizione. È arrivato, per la nostra regione, il momento dell’azione, il momento della reazione. L’ora del cambiamento, quello reale e duraturo e non quello fatto solo di parole e di facciata. A dire il vero, per molti siciliani quel momento è arrivato già da un po’.

L’anno scorso sono state oltre seimila le persone registrate all’evento “Sicilia 2.0”, un unicum nella storia del nostro territorio. La più grande manifestazione democratica degli ultimi tempi che ha coinvolto personaggi illustri, esponenti della società civile, uomini politici e semplici cittadini, tutti insieme per un obiettivo comune: vedere una Sicilia libera da lacci e costrizioni, una Sicilia in cui buogoverno, crescita e sviluppo siano parole del linguaggio quotidiano e non desideri irrealizzabili. E la “Leopolda sicula” torna anche quest’anno, tre giorni – dall’otto al dieci di aprile – di intenso dibattito, di idee, di progetti, di voglia di impegnarsi. Di visioni di mondi che sembrano impossibili e che diventano possibili se c’è in ciascuno di noi la spinta e la forza di impegnarsi concretamente. Vogliamo ricostruire dalle macerie una Sicilia senza etichette. Le etichette informano sul prodotto ma al stesso tempo lo nascondono. E alla fine si finisce per credere di più a quel che c’è scritto sopra che non al contenuto. Via allora l’etichetta dell’antimafia da chi l’ha usata e la usa per accreditarsi nella “società civile” e fare il proprio sporco interesse. Via dunque l’etichetta dell’ambientalismo da chi lo agita solo come totem ideologico per contrastare opere e interventi che migliorano il nostro territorio e creano buona occupazione. Via anche l’etichetta della “difesa del lavoro” da chi la utilizza solo per creare e conservare solo assistenzialismo e una pubblica amministrazione improduttiva. Per tornare alla metafora di Giuseppe Rizzo, radiamo al suolo la nostra isola e ricominciamo da capo piantando semi che attecchiscano su un terreno come il nostro, ricco di risorse naturali. E facciamolo tutti. Tutti quelli che ci vogliono stare. Come disse Matteo Renzi durante il discorso della vittoria dopo le primarie per la segreteria del Pd, “non serve avere una tessera di partito per avere una buona idea. Non dobbiamo più vedere respingere chi sta fuori”. Il tesseramento al Pd non è un’iscrizione riservata in un club di iniziati. Bisogna intercettare tutte le energie positive.

E scrivo questo proprio mentre i titoli a tutta pagina dei giornali degli ultimi giorni inseguono i fantasmi del passato, fatti ritornare in vita da chi ha bisogno di un nemico per testimoniare un’esistenza e schiacciare nuove forze, altamente qualificate, che vogliono portare il loro contributo per un’isola e un Paese migliore. Ma queste novità che irrobustiscono i democratici siciliani non fanno notizia, non “bucano” il video, non si trovano nelle analisi dei commentatori e degli editorialisti. A Palermo, per esempio, un gruppo di dottorandi, assegnisti, ricercatori precari da tempo chiedevano di aderire al Pd. Lo hanno fatto, avviando un loro circolo che vede le migliori professionalità del territorio lavorare su storture e costruire soluzioni con idee fresche, attuali e all’avanguardia. E invece da giorni si preferisce depistare e amplificare ciò che afferma Totò Cuffaro. Tra gli indignati del suo ritorno c’è anche chi, come Crisafulli, l’ex presidente della regione è andato a trovarlo in carcere. Io Cuffaro in vita mia non l’ho mai incontrato. Non attribuisco un valore morale a questo fatto. È una questione generazionale. Ma Cuffaro e i preoccupati stiano sereni, dal centrosinistra le sue idee e i suoi uomini sono distanti mille miglia. Cuffaro è uno spauracchio usato da chi ha paura di un Pd allargato, gli stessi che respingevano gli elettori ai gazebo alle primarie aperte. Ma parliamo per categorie politiche, storiche, lessicali che ormai non hanno più ragione di esistere. Tempi andati. Negli stessi anni in cui Cuffaro presiedeva la Regione, io e alte ragazze e ragazzi riaprivamo una sezione dei Ds in una borgata periferica di Palermo, raccoglievamo firme tra i cittadini per realizzare un parco giochi e per non far chiudere una delegazione municipale. Facevamo piccole lotte, piccoli passi, piccoli cambiamenti.

Oggi governiamo il Paese. È per questo motivo che la seconda edizione di Sicilia 2.0 – un evento, come l’anno scorso, senza bandiere partitiche, ma aperto alle idee e ai contributi di chi vorrà farsi avanti – si chiamerà “Cambiamenti”. Un nome semplice, perché semplice è lo sforzo che ciascuno di noi può fare per disegnare nuove strade per la Sicilia. Con coraggio, determinazione, passione. Sul palco di Sicilia 2.0 l’anno scorso hanno avuto portato le loro idee personaggi come Giuseppe Cimarosa che ha preso le distanze da un modello familiare, quello dei Messina Denaro, opprimente e insano. Personaggi come il regista Paolo Bianchini che lavorano ogni giorno per un’isola culla dell’accoglienza e del rispetto dell’altro. Personaggi come Maurizio Zamparini che vedono nella nostra regione un luogo su cui investire per creare condizioni di sviluppo. Possiamo essere i protagonisti del cambiamento perché siamo quelli che tagliano le tasse, che creano le occasioni di sviluppo, che puntano sul merito, che mettono al centro i giovani e le eccellenze della nostra terra. Quelli che hanno come riferimenti Pio la Torre e Piersanti Mattarella e mettono al centro la legalità, quella vera, lontanissima dai professionisti dell’antimafia e da chi, anche a sinistra e nelle istituzioni, “dettava la linea” in nome di una presunta superiorità morale, traendone vantaggi e benefici. Noi possiamo essere quelli che fanno la differenza.

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