I Democratici hanno sottovalutato Trump, come la sinistra italiana ha sottovalutato Berlusconi

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epaselect epa05616881 US Republican Presidential nominee Donald Trump holds a campaign rally at The Farm in Selma, North Carolina, USA, 03 November 2016. Republican Donald Trump is running against Democrat Hillary Clinton in the election to choose the US president to serve from 2017 through 2020.  EPA/JIM LO SCALZO

Se si vuole vincere il Referendum il 4 dicembre bisogna entrare nel merito e parlare dei contenuti

In un’intervista di qualche tempo fa al filosofo George Lakoff  erano presenti alcune riflessioni sulle elezioni Americane che oggi appaiono ancora più interessanti e ci possono servire anche nella campagna per il referendum costituzionale. Lakoff é un filosofo del linguaggio, forse meno conosciuto di Noam Chomsky e di John Searle, ma che ha influenzato altrettanto movimenti politici e, insieme, il dibattito intorno al cognitivismo.

Lakoff invitava a non sottovalutare la capacità di Donald Trump di utilizzare la comunicazione, non c’era niente di casuale. Insomma invitava a non fare l’errore di buona parte della sinistra italiana quando è arrivato sulla scena politica Berlusconi. Detto fatto.

L’idea di fondo non è quella della semplice passività del cittadino davanti ai messaggi ingannevoli della “società dello spettacolo”. Potremmo dire che non c’è un populismo che parla alla pancia irrazionale e una politica seria che parla faticosamente alla testa delle persone.

L’analisi è più sottile, ci sono frasi e metafore che suscitano un’attenzione particolare, Max Weber avrebbe parlato di “carisma della parola”. Affermare che è in corso un’ “invasione” e di “ondate” migratorie, ad esempio attiva nella nostra mente una reazione di difesa e costruzione di barriere. Lakoff spiega che non si tratta solo di parole, ma di “frame”, cioè degli schemi mentali che ci sono all’interno del nostro cervello. Le parole attivano i frame, e sono proprio questi schemi presenti nel cervello che andrebbero studiati, come ha ben fatto, dal suo punto di vista, Trump.

Utilizzando i giusti frame si riesce non solo a coinvolgere il proprio elettorato, ma anche ad attivare l’attenzione degli altri. Trump, ad esempio, ci è riuscito quando ha attaccato i profitti eccessivi delle case farmaceutiche e delle compagnie assicurative. Secondo Lakoff non si tratta di intercettare i cosiddetti “moderati”, che per lui non esistono, ma quei cittadini che sono sensibili sia a frame concettuali progressisti che conservatori, li chiama “biconcettuali”, e sono quelli che fanno la differenza.

La conclusione, che non condivido del tutto, ma comunque molto interessante, è che non si vincono le elezioni inseguendo i voti moderati e di centro, ma utilizzando metafore che richiamino valori e attivino frame sia progressisti che conservatori, così da coinvolgere i “biconcettuali”, che più banalmente potremmo chiamare indecisi.

Se pensiamo al referendum questo significa entrare nel merito e parlare dei contenuti per evitare che la riforma della Costituzione diventi un voto a favore o contro al governo. Porre al centro il merito non significa far parlare i costituzionalisti delle questioni giuridiche dei singoli articoli che interessano solo agli specialisti e non interessano, e quindi non spostano, l’opinione pubblica.

La sfida del Sì al referendum è trovare un linguaggio capace di rappresentare l’interesse della nazione, stando dalla parte dei semplici cittadini e promuovendo il cambiamento.

Va cercato un frame capace di attivare aspetti quotidiani della vita delle persone, del loro lavoro e della qualità civile del nostro stare insieme, al contempo deve essere capace di guardare avanti e muovere verso una nuova visione del cambiamento. Tenere insieme quotidiano e straordinario.

Il cambiamento non è il contrario della conservazione, anzi la ricomprende, la attraversa e la supera. La questione è tutta politica, di grande politica.

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