I costi della demagogia urbanistica

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Il futuro assessore all’urbanistica, Paolo Berdini, vuole bloccare Olimpiadi, Stadio della Roma, Metro C

In attesa della nuova giunta romana, possiamo parlare delle intenzioni annunciate dal futuro assessore all’urbanistica, Paolo Berdini, urbanista vicino alle posizioni della sinistra radicale, impegnato in passato con le giunte di centrosinistra della Regione Lazio ma avversario storico di tutte le scelte urbanistiche compiute dalle giunte di centrosinistra di Roma che ora vuole cancellare (tempo previsto per un nuovo Piano regolatore? Una decina d’anni, a spanne). Oltre a questo, qual è la sua idea di sviluppo della città? Ieri ha rilasciato un’intervista a Repubblica annunciando che vuole bloccare tutto ciò che di rilevante è stato avviato o portato avanti dalla precedente amministrazione: Olimpiadi, Stadio della Roma, Metro C.

Olimpiadi: «Intanto bisogna capire se questi giochi rappresentino davvero un futuro per Roma…sembra dunque giusto che da parte del nuovo sindaco ci sia una riflessione per comprendere se non ci siano davvero altre priorità», dice Berdini. In sostanza è un no, come del resto già ribadito da Virginia Raggi in campagna elettorale. La rinuncia a gareggiare significa rinunciare alla possibilità di ottenere i fondi che il Comitato Olimpico Internazionale ha stanziato per la città che ospiterà i giochi. E che sarebbero utilizzati, come ha spiegato più volte Giovanni Malagò, per opere leggere a scarso impatto urbanistico che riqualificherebbero strutture già esistenti e che resterebbero alla città.

Ovviamente per ottenerli bisogna candidarsi a ospitare i giochi, non farlo significa rinunciare in partenza alla possibilità di ottenere il 1 miliardo e 700 milioni di euro. Quindi le priorità non c’entrano nulla: sarebbero risorse aggiuntive. Sullo Stadio della Roma ecco il Berdini-pensiero: «Mi chiedo se non ci sia un’alterazione del mercato immobiliare in una città che vive un gravissimo malessere dell’e dilizia». Tradotto dall’urbanistichese: la collocazione scelta non va bene, bisogna scegliere un altro luogo, rispetto a Tor di Valle.

E quale sarebbe quello che non «altera» il mercato? Boh. È bene spiegare che non è stato il Comune a scegliere dove costruire. Il Comune, con una procedura lunga e complessa, ha verificato che non vi fossero violazioni al piano regolatore e concesso l’interesse pubblico dell’op era che consente di sfruttare la legge nazionale sugli Stadi per velocizzare le procedure. Imponendo al tempo stesso l’obbligo per chi lo costruirà di spendere cifre molto ingenti per mettere in sicurezza l’opera e creare le infrastrutture soprattutto sul lato dei trasporti. Ora il parere definitivo spetta alla Regione Lazio. Certo, anche se la Regione approvasse, il Comune, con un nuovo voto del Consiglio comunale, potrebbe ritirare la dichiarazione di pubblica utilità, ma a quel punto, dal momento che sulla base di quella dichiarazione i privati hanno investito nella progettazione ci sarebbe una richiesta di indennizzo del valore di circa 50 milioni di euro.

Cosa pensa Berdini della Metro C? «Intanto credo sia inaccettabile pensare di spendere denaro pubblico per una metropolitana che non avrebbe stazioni da piazza Venezia a Oltretevere. È evidente che bisognerà studiare in accordo con gli operatori privati un differente percorso». Dunque, possiamo immaginare, anche in questo caso, una lunga trattativa, il blocco dei lavori, centinaia di milioni pubblici già spesi mandati in fumo e altri da spendere per i contenziosi. Se alle intenzioni enunciate seguiranno i fatti, tra risorse potenziali cui si rinuncia, quelle già spese e quelle da stanziare per le controversie, siamo nell’ordine di 2 miliardi di euro circa. E i cittadini non ne avranno alcun vantaggio.

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