I circoli tornino a essere luoghi in cui imparare

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Un momento dell'occupazione da parte di un gruppo di iscritti e di eletti del Pd di Ercolano (Napoli) della sede del partito, in Largo Giardini, a Napoli, 11 aprile 2015. L' occupazione è stata decisa come reazione alla decisione della segretaria nazionale, che ha designato come candidato a sindaco, senza l' effettuazione delle primarie, il consigliere comunale Ciro Buonaiuto, dirigente nazionale del Pd. ANSA/CESARE ABBATE

La rete non basta a mettere in circolo le idee, serve un legame con il territorio. E soprattutto la voglia di parlare anche chi non frequenta le sedi di partito

Sorprende l’attualità delle riflessioni di Ugo Foscolo sui “partiti”, che di continuo rischiano di trasformarsi in fazioni o “sette”. Ecco: a me pare che oggi il Pd oscilli fra l’idea del Partito della Nazione, che tutto ingloba ed è tutto e nulla, e una sorta di comitato elettorale espressione di fazioni e correnti.

Solo partendo dai circoli, forse, si può provare a uscire dall’impasse. Fin quando essi verranno concepiti come trampolino di lancio verso le istituzioni non si andrà lontano. Un tempo i partiti (specie quelli di sinistra) offrivano all’operaio o all’analfabeta l’occasione di dare del “tu” all’intellettuale e al professionista, di crescere culturalmente, di scambiare opinioni e punti di vista. Come alcune chiese protestanti, rappresentavano un momento di partecipazione e di democrazia vissuta, per dir così. Certo, vi era la dimensione, ormai anacronistica davvero, dell’indottrinamento. E se lo stesso Lenin aveva a parole indicato una sorta di circolarità negli scambi (“dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto”), nei fatti prevaleva di gran lunga l’accentramento delle decisioni e delle scelte importanti.

Ma, ecco il punto, basta la rete telematica per realizzare sul serio l’incontro di mille e mille solitudini e per far sì che da esso scaturisca la capacità di incidere su una realtà tanto complessa e variegata come l’attuale? O piuttosto si rischierebbe così di alimentare l’ego ipertrofico e inconcludente di tanti vecchi e nuovi narcisi?

I circoli sanciscono di certo il legame con il territorio. Cos’è esattamente, però, il “territorio” oggi? Dovremmo lavorare affinché sia il luogo e il momento della condivisione, della comunicazione fra le persone in carne e ossa, dell’apprendimento. Sì, credo che frequentando il circolo si debba coltivare pure il proposito di imparare dagli altri, di insegnar loro qualcosina, di studiare. Il circolo come occasione per esprimersi, certo, e per ascoltare. Senza sondare gli umori e le opinioni altrui e senza la volontà di dire una parola a coloro che al circolo non vanno la crisi della democrazia rischia di divenire cronica.

E magari il giovane laureato proverà il gusto di imparare dall’operaio, e tutti recupereranno il senso di una frase come “la parola fa uguali”.

 

LA NOSTRA CAMPAGNA D’ASCOLTO – Come dovrebbero cambiare i circoli del Pd? A voi la parola

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