I cattolici e il Diciannovismo grillino

M5S
Beppe Grillo lascia l'Hotel Forum, Roma, 15 dicembre 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Il male dei grillini non sta in loro, sta nel meccanismo generale imposto dai vertici e dai suoi fondatori

Mia figlia, nonostante l’età, mi chiede ancora ogni tanto: «Babbo, ma perché Grillo secondo te non è di sinistra?». Me lo chiede soprattutto quando ha passato un po’ di tempo con qualche suo coetaneo che lei stima e apprezza e che è convintamente grillino. «Eppure – mi dice – è una persona bravissima, generosa, su tante cose la pensa come te… ». Lo so, dico io, lo so perfettamente, ne conosco tante anch’io di persone brave che si sono innamorate dei Cinque Stelle, ho anche tanti amici cari che ne sono diventati ferventi sostenitori e militanti e mi dispiace molto. Ma il male dei grillini non sta in loro, sta nel meccanismo generale imposto dai vertici e dai suoi fondatori: Grillo e l’azienda Casaleggio.

Questo meccanismo che oggi si chiama, in forma un po’ frettolosa, “populista” lo abbiamo già conosciuto in Italia in anni non troppo lontani: nel 1919. Fu in quell’anno che un socialista di nome Mussolini, direttore de l’Ava n t i , uscito dal partito fondò il primo raggruppamento fascista. Questi primi sodali non si dichiaravano di destra, al contrario, si presentavano con un nuovo e coraggioso programma di riforme sociali che andavano dalla terra ai contadini all’abolizione dei titoli nobiliari. Era, secondo loro, uno sviluppo positivo del socialismo che gettava alle ortiche le ciance della politica e passava direttamente all’azione, in pratica una democrazia diretta, la stessa che ama e diffonde il nostro Grillo. Il fascismo crebbe grazie al fatto che tanti aderenti alla grande idea socialista passarono nelle sue file. Se per esempio hai letto il libro di Antonio Pennacchi Canale Mussolini, avrai visto gli strani nomi dei tanti fascisti che sono protagonisti del romanzo: Treves, Turati, Bissola, Modigliana, tutti nomi di esponenti socialisti. Ecco, questo ti dice come la prima massa di manovra del fascismo fu proprio costituita da gruppi di famiglie che erano già state di origine e tradizione fideisticamente socialiste. Credi che questi soggettivamente non fossero rimasti bravi compagni? Certo che sì ma come per i grillini il problema non erano loro, il problema stava nei loro capi.

Qual è la molla prima che avvicina una persona alle idee socialiste? È la stessa molla che avvicina altre al cristianesimo: l’amore verso il prossimo. È questa la prima cifra che occorre avere alle spalle per poter essere un sincero cristiano e/o un sincero socialista. Se non c’è questo amore, questa disponibilità, questo farsi carico dei problemi, non ci può essere né cristianesimo né socialismo.

Tutte le parole d’ordine, anche le più egualitarie, senza questa premessa diventano strumenti di agitazione che non creano nulla ma anzi distruggono tutto quel che incontrano e, in primo luogo, le pur sempre fragili istituzioni democratiche. Cosa ci trovi di questo amore in un Mussolini o in un Di Maio o in un Grillo o in chiunque di loro? Non vedi che da ogni poro emanano cattiveria, invidia, egoismo, voglia distruttiva, rancore, vendetta, amore per le galere. Come può produrre un pensiero, sia pure per un nulla, solidale un’accozzaglia di gente simile?

Come puoi presupporre di instaurare un rapporto politico con persone che disprezzano la politica, disprezzano il dialogo, disprezzano il confronto e soprattutto disprezzano tutte le persone che non la pensano come loro? Quest’oggi però, sempre mia figlia, ha aggiunto una frase in più: «Però Tarquinio, il direttore de l’Avvenire … ». Dalla mia espressione lei ha sicuramente capito che era stato un colpo basso. Ho balbettato qualcosa: «Sì, in verità non lo capisco proprio». Eppure Tarquinio è direttore di uno dei miei giornali di riferimento ed è persona che stimo molto ma questa intervista data al Corriere ha tutti i sintomi di una squallida operazione di squallida politica, magari legata a un tema giusto come il lavoro domenicale ma pur sempre fuorviante.

Di fatto, al di là di certe ragioni specifiche e immediate, quell’intervista dimentica totalmente la vera natura del M5S, la protervia, l’arroganza e l’opportunismo più bieco dei suoi capi ammantandolo invece con una veste democratica che assolutamente non gli compete. E pensare che uno dei miei sogni era quello di fare un giorno, nel quartiere fiorentino dell’Isolotto (e non è un caso), una festa in comune fra l’Unità e Avvenire. Una festa dedicata al mondo e all’amore che noi, sia che si guardi al sofferto Cristo in croce o al gioioso sole dell’avvenire, abbiamo sicuramente in comune nelle nostre origini. Io, comunque, pur non essendo più direttore, ci spero ancora.

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