Unioni civili, i cattolici non stanno piantando bandierine

Unioni civili
Un momento nell'aula del Senato durante l'esame dei disegni di legge in materia di unioni civili. Roma 10 Febbraio 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

I cosiddetti politici cattolici contemporanei si limitano ad alzare la bandierina cattolica “una tantum” per poi ripiombare puntualmente nel letargo politico e culturale

Il dibattito – infinito – sulle unioni civili, oltre a riproporre uno stanco dibattito tra l’anima laica e l’anima cattolica nel nostro paese, ci offre anche l’opportunità per verificare come la laicità dell’azione politica si è manifestata nel confronto in atto. Dico subito che lo “scontro” tra cattolici e laici – per usare una terminologia un po’ desueta – sulla questione della riforma delle unioni civili e le relative conseguenze è stato alquanto debole ed approssimativo. E questo non solo perché con il magistero di Papa Francesco sono caduti vecchi tabù del passato ma anche, e soprattutto, perché i cosiddetti politici cattolici contemporanei si limitano ad alzare la bandierina cattolica “una tantum” per poi ripiombare puntualmente nel letargo politico e culturale. I cattolici democratici del passato, pur senza alcuna tentazione nostalgica, al contrario declinavano la loro appartenenza politica, culturale ed etica lungo l’intera esperienza politica ed istituzionale.

Limitarsi a fare una “battaglia” di principio sventolando una bandiera che poi viene prontamente ammainata appena finisce la votazione in Aula – se non prima addirittura della votazione – appartiene più alla tradizione clericale e confessionale che non a quella dei padri costituenti cattolici e di tutti quelli che si riconoscono in quella tradizione.

Per non parlare del profilo di molti di questi “cattolici professionisti”. La radicale dissociazione tra ciò che predicano e ciò che praticano – senza alcuna obiezione moralistica, come ovvio -, e l’approssimazione della elaborazione esposta nei vari media denota la strumentalità nel difendere i “sacri principi” a cui dichiarano di ispirarsi.

Il silenzio prolungato ed ostinato sulle questioni che sono state dibattute in questi ultimi anni – dalla riforma dell’assetto istituzionale alla revisione costituzionale, dal profondo cambiamento del mercato del lavoro alla stretta sul terreno dei diritti sociali – conferma, per chi non l’avesse ancora compreso, che quando tutto si concentra attorno ad un valore – comunque importante e da sostenere con forza e convinzione come quello inerente la famiglia, i suoi diritti e i suoi doveri – emerge il profilo di questa inedita e singolare pattuglia cattolica: dimostrare, a colpi di dichiarazioni e di interviste, che “io sono più cattolico degli altri”. Appunto, “baciapile a contratto” come li definiva con sarcasmo alcuni anni fa Mino Martinazzoli. Conclusa la performance, terminato il lavoro. Si ritorna alla normalità.

E’ questa la sensazione concreta che emerge ascoltando le tesi, sostenute e avanzate in queste ultime settimane dal partito di Alfano, da alcuni esponenti del centrodestra e da molti cattodem del Pd. Ecco perché la tradizione e la cultura cattolico democratica e popolare è sostanzialmente estranea a questa modalità di comportamento e di presenza nella politica contemporanea. Non a caso, del tutto legittimamente comunque sia, i paladini di questa “crociata cattolica” appartengono a storie, a culture e a filoni ideali e culturali estranei ed esterni a quella tradizione politica che ha reso protagonisti i cattolici italiani nel corso degli anni della nostra Repubblica democratica. A prescindere dal susseguirsi delle varie fasi storiche e delle varie stagioni politiche.

Una tradizione, per capirci, che non si limitava ad alzare periodicamente e saltuariamente la “bandierina cattolica” ma faceva della laicità, della mediazione, dell’elaborazione continua e coerente, della costruzione di un pensiero lo strumento della propria presenza politica. Non per compiacere alcuni prelati o per compiacersi di fronte ad alcuni portatori di preferenze, ma per riaffermare con forza e determinazione i propri valori e la propria cultura. Per questo preferisco rifarmi al magistero politico e culturale dei Donat-Cattin, dei Martinazzoli, dei Granelli e degli Scoppola rispetto alla “battaglia” e alla “crociata” cattolica dell’Ncd e di altri cattolici sparsi qua e là in cerca d’autore nelle varie formazioni politiche.

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