I ballottaggi contano anche per le Città Metropolitane

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Cartelloni elettorali affisi in vista delle prossime elezioni Comunali che avranno luogo il 5 Giugno, Torino, 24 maggio  2016. 
ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

A Torino, una vittoria di Appendino potrebbe creare una situazione di blocco anche per i comuni dell’hinterland

In molti pensano che il ballottaggio del 19 giugno riguardi esclusivamente i cittadini delle grandi città che sono chiamati alle urne. Non è vero. Alcune di quelle città, e in particolare ci riferiamo a Torino, Roma, Milano, Napoli e Bologna, sono infatti anche Città Metropolitane. E la cosiddetta legge Delrio, che nel 2014 le ha istituite, ha stabilito che il sindaco del comune capoluogo sia automaticamente anche nominato sindaco metropolitano.

Cosa fa il Sindaco metropolitano? Tantissime cose, tra cui la più importante: definisce gli schemi di bilancio, preventivo e consuntivo, che dovranno essere adottati dal consiglio metropolitano e avere parere favorevole dalla conferenza metropolitana. Se non dovesse essere riconfermato Piero Fassino alla guida di Torino, ci troveremo quindi nelle condizioni per cui il consiglio metropolitano, designato in gran parte dai sindaci e consiglieri dei comuni “di provincia”, si troverà in conflitto con il sindaco metropolitano, eletto solo dai torinesi. Ed è una situazione di paralisi che non ci possiamo permettere.

Vi facciamo alcuni esempi: vi sarà conflittualità per gli schemi di bilancio, preventivo e consuntivo, che vengono predisposti dal sindaco metropolitano e vanno adottati dal consiglio e poi presentati in conferenza metropolitana, dove siedono tutti i sindaci, per un parere vincolante; stessa cosa per il piano strategico metropolitano, documento importantissimo che servirà a dare un senso a questo nuovo ente e a programmare lo sviluppo economico e culturale di tutta l’area.

Capite bene che, nel caso in cui dovesse essere eletta Chiara Appendino, non è fantascienza immaginare una situazione di conflitto permanente tra sindaco di Torino e comuni della città metropolitana, in cui sarebbero proprio questi ultimi a pagarne le conseguenze. Abbiamo, infatti, capito in questi anni che con il Movimento 5 stelle non si può giungere ad alcun compromesso e molti lo apprezzano e votano proprio per questo. Hanno una linea di riferimento, dettata dal Direttorio, e quella devono seguire. Avete visto cosa succede a quei sindaci che provano a sottrarsi al controllo del centro?

Che cosa accadrà, quindi, se al ballottaggio dovesse prevalere la candidata a 5 stelle? Dovremo piegarci e accettare un bilancio e un Piano Strategico elaborati negli uffici della Casaleggio & Associati oppure opporre resistenza, con il rischio di ritrovarci senza bilancio, commissariati, e senza possibilità di realizzare gli investimenti necessari per rilanciare tutto il territorio metropolitano, dalla viabilità all’edilizia scolastica?

Anche perché ad analizzare bene i programmi, mentre Piero Fassino concentra molto della sua attenzione sulla Città Metropolitana, Chiara Appendino si è ricordata della sua esistenza solo dopo molte sollecitazioni e senza affrontare la questione cardine del rapporto con i sindaci periferici.

Il ballottaggio, perciò, non riguarda solo i torinesi ma anche i cittadini di Pinerolo, Ivrea, Ciriè, così come quelli di Ceresole Reale o anche Parella. Per non parlare dei grandi comuni della prima cintura di Torino. E se riguarda tutti, significa che chi non abita a Torino dovrebbe chiamare i suoi amici, i suoi parenti e i conoscenti che risiedono a Torino per convincerli a votare Piero Fassino.

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