I 140 anni, ben spesi, del Corriere

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L’inserto che ho trovato col Corriere della Sera lo conserverò con cura. Andrebbe fatto circolare nelle scuole e andrebbe inserito tra le pubblicazioni da far studiare a chi si occupa di giornalismo e di comunicazione

L’inserto che ieri sono trovato col Corriere della Sera lo conserverò con cura. Andrebbe fatto circolare nelle scuole e andrebbe inserito tra le pubblicazioni da far studiare a chi si occupa di giornalismo e di comunicazione. Magari al posto di uno dei tanti ( inutili?) corsi di aggiornamento. Il Corriere celebra così i suoi 140 anni, nel modo più giusto, facendo giornalismo ed eliminando i rischi di una pomposa agiografia. In cento pagine, circa, dopo una bella copertina di Fabio Sironi, si racconta la storia della testata collegandola a ciò che avviene fuori dalle mura del grande palazzo in cui si produce. Dal primo numero – era il 5 marzo del 1876- distribuito in Galleria a Milano: quattro pagine al modico prezzo di 5 centesimi. L’Ottocento è, in Italia, il secolo del giornale quotidiano. In tante città, prende forma, in modo policentrico, il primo grande mezzo di comunicazione di massa. In un’Italia ancora scarsamente alfabetizzata, l’impresa e la politica, più che un “editore puro”, si inventano questo mezzo che arriva fino a noi. Rileggendolo, mi ha colpito quel primo editoriale del direttorefondatore, Eugenio Torelli Viollier. Senza tanti fronzoli, rivolgendosi al pubblico ( concetto più ampio di quello di lettore), dichiara ciò che quel giornale sarà: « …Sai che un fatto è un fatto ed una parola non è che una parola, e sai che in politica, più che nelle altre cose di questo mondo, dalla parola al fatto, come dice il proverbio, v’ha un gran tratto. Noi dunque lasciamo da parte la rettorica, e veniamo a parlarti chiaro. Noi siamo conservatori…Conservatori prima, moderati poi..». Bella scrittura e chiarezza di intenti. Da allora il Corriere ha raccontato la lunga storia di un Paese che tarda a farsi nazione; ha stimolato la curiosità a guardare oltre gli abituali confini inventandosi i “redattori viaggianti” e uso con coraggio il genere del reportage; si è districato nelle tante disgrazie che hanno costellato il “Secolo breve”. Un viaggio lungo, lungo, fino ad oggi; fino al terrorismo planetario. Non ha scansato i nodi cruciali della propria storia, come la lenta e inevitabile fascistizzazione o il buco nero della P2 e dintorni. Insomma, 140 anni spesi bene.

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