Ecco cosa sono i poteri eccezionali chiesti da Hollande

Parigi
epa05028572 French President Francois Hollande delivers a speech at a special congress of the joint upper and lower houses of parliament (National Assembly and Senate) at the Palace of Versailles, near Paris, France, 16 November 2015. French President Francois Hollande is addressing parliament about France's response to the 13 November Paris attacks, in a rare speech to lawmakers gathered in the majestic congress room of the Palace of Versailles.  EPA/PHILIPPE WOJAZER / POOL MAXPPP OUT

Il presidente francese vuole realizzare solennemente intorno a una revisione costituzionale una sorta di union sacrée contro il terrorismo

Il dibattito a Camere riunite a Versailles che il Presidente introduce e da cui poi si sottrae (e che non si conclude con un voto) è stato introdotto dalla revisione costituzionale del 2008. Prima, dalla Terza Repubblica, il Presidente poteva solo inviare messaggi che non erano oggetto di dibattito, in nome della volontà di controllare e limitare la sua influenza sul Parlamento.

Nel 2008, invece, prendendo atto che la riduzione del mandato quinquennale del 2000 (oltre al nuovo calendario elettorale che fa eleggere i deputati sulla scia dell’elezione presidenziale) ha reso più esplicitamente il Presidente vertice effettivo della maggioranza di Governo, si è così parzialmente parlamentarizzato il suo ruolo, sulla base di una delle proposte del Comitato Balladur. Il dibattito è obbligatorio se lo chiede almeno un gruppo parlamentare. Una parlamentarizzazione non arrivata però fino ad arrivare a dibattere in sua presenza e a votare giacché questo avrebbe delegittimato l’esclusività della responsabilità politica del Primo Ministro di fronte all’Assemblea Nazionale. E’ stato il secondo caso di utilizzo di questo nuovo potere: il primo era stato nel 2009 quando Sarkozy aveva voluto presentare il programma della seconda parte del quinquennato.

Dal punto di vista interno la cosa che più ha colpito è stata la richiesta di una riforma costituzionale chirurgica all’art. 36 della Costituzione, riprendendo anche in questo caso una proposta del comitato Balladur. Al momento quell’articolo fa riferimento solo allo stato di assedio: una misura eccezionale che potenzia in particolare il ruolo delle forze armate utilizzabile in casi estremi (insurrezione armata o invasione straniera); estremo è anche lo stato di eccezione previsto dall’articolo 16 della Costituzione che giustifica una straordinaria concentrazione dei poteri nel Presidente della Repubblica (minaccia alle istituzioni, all’indipendenza della Nazione, integrità del territorio, esecuzione di impegni eccezionali e sospensione del regolare funzionamento delle istituzioni).

C’è poi un terzo strumento per emergenze meno drammatiche, che però non è previsto fin qui in Costituzione, ma solo in una legge ordinaria del 1955: lo stato di urgenza che prevede una certa seria di limitazione delle libertà. Strumento che si attiva per decreto per un massimo di dodici giorni e che, nel caso in cui debba essere prorogato, ha poi bisogno di una legge. Hollande lo ha già fatto dichiarare e ora chiede che sia prorogato per tre mesi. Tuttavia il Presidente ritiene che nel merito esso sia datato perché pensato in un periodo in cui le minacce erano molto diverse rispetto a quelle ordinarie. Per aggiornarlo nel merito, però, Hollande vuole dargli una precisa copertura costituzionale.

Così facendo, oltre ad un’esigenza di merito (di cui non conosciamo ancora il contenuto preciso), Hollande ne vuole conseguire anche una simbolica: realizzare solennemente intorno a una revisione costituzionale, che ha bisogno dei tre quinti dei voti dei parlamentari, una sorta di union sacrée contro il terrorismo. Un’unità a cui il centro-destra può difficilmente sottrarsi visto che trae origine da una proposta del suo ex-Primo Ministro Balladur.

Per approfondire:

Jean-Philippe Derosier su “Le Monde”

Jan Pascal su droitpublic.net

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