Ho paura perché siamo noi a fare paura

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epa05023916 A French police officer takes cover while on the lookout for the shooters who attacked the restaurant 'Le Petit Cambodge' earlier tonight in Paris, France, 13 November 2015. At least 60 people have been killed in a series of attacks in the French capital Paris, with a hostage-taking also reported at a concert hall.  EPA/ETIENNE LAURENT

Un commento della nostra community dopo gli attentati di Parigi

Ci dicono, in molti, in queste ore: non dobbiamo avere paura. Io invece ho paura. Voglio avere paura. Non dell’ineluttabile possibilità che questo orrore possa colpire me, o i miei cari; credo che per questo dovremmo affidarci alla nostra collettività, abbracciarci, dalla piccola alla grande, fino su in alto alle istituzioni che ci rappresentano e che dobbiamo aiutare a proteggerci.

Ho paura di chi dice: non sono umani. Ho paura delle risposte semplici alle domande complesse. Ho paura delle espressioni come: Parigi brucia. Ho paura di quello che può succedere: delle mamme che benedicono sulla porta i figli pronti alla guerra, ho paura dei numeri che prendono il sopravvento sulle storie, ho paura delle lacrime sulle bare che voglio altre lacrime su altre bare su altre bare su altre bare. Mi fanno paura i politici che hanno paura. Le frontiere europee chiuse unilateralmente senza logica apparente. Ho paura dei coprifuoco, dei concerti annullati, delle cene al ristorante con un occhio sempre fisso sulla porta.

Ho paura del Bignami della Fallaci. Mi fanno paura nella stessa frase “vaticinio” e “Sottomissione”. Quelli che pensano “scappiamo finché siamo in tempo”, come i bambini che chiedevano a Primo Levi: perché non siete scappati prima? Ho paura di chi mette tutto insieme nello stesso calderone, di quelli che non nascondono l’entusiasmo di pronunciare la parola “guerra”, ho paura anche del Piave che pure non ne può nulla e stava lì quando ero più felice. Ho paura di saperne troppo poco, di non trovare le parole o di dirne troppe, e fuori luogo. Ho paura della rabbia istantanea sulle notizie non verificate, una rabbia che rimane attaccata sulla pelle come una crosta, un trasferello nella testa anche se la notizia è smentita. Ho paura dei paragoni a capocchia, della banalità del male che non mi ha mai convinto, del sentirsi estranei, come se l’umanità non fosse sempre una e una sola, nel bene e nel male.

Mi fa paura anche “il tuo amico ti fa sapere che sta bene”. Si, ho una paura fottuta del tasto “sto bene” appeso sempre al collo come un salvavita per anziani, come una nuova coperta di Linus collettiva che non potrebbe che toglierci il respiro. Io non sono buonista. Non sono buono, sono cattivo. Proprio perché sono cattivo ho paura: perché in fondo, alla fine, a farmi paura siete tutti voi, siamo tutti noi.

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