Ho fondato il Pd, ora devo resistere in una casa che non riconosco

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La Decisione e la Fretta prevalgono sul contenuto e sulle culture. Ma restiamo asserragliati per ripensare un impegno di sinistra-centro

Come era quella? “Ogni mattina in Africa una gazzella si sveglia e sa…”. Ecco ogni mattina un fondatore del Pd si sveglia e sa che dovrà fare appello a tutta la forza che riuscirà a trovare per resistere a metodi, linguaggio e scelte che non sono suoi e che fatica a comprendere.

Ha fatto meno sforzo a fondarlo, il Pd. Perché la sintesi delle culture che gli hanno dato i natali era matura. Le culture. Quello che non trovi più. Nascoste in buone pratiche isolate o locali, sepolte nelle carte delle proposte di legge e prima ancora nei manifesti che abbiamo votato, hanno lasciato il terreno a favore della Decisione. Sì, maiuscola, la decisione suprema che a tutto sovrintende. E della Fretta. Cosa decidere sono dettagli.

È smarrito il fondatore-gazzella. Tra il restare nella sua casa che non conosce più e uscire e andare verso… verso che? Verso altro da, prima che verso un indirizzo anche se approssimativo. Verso una sinistra da ricostruire anch’essa, in chiave contemporanea ma soprattutto come sinistra di governo e non di testimonianza.

E deve decidere il fondatore, decidere minuscolo perché è tutto un travaglio interiore.

Dall’umiliazione di un parlamento svuotato ogni giorno del suo compito e divenuto votificio all’umiliazione di un partito che ha reso inutili i propri organismi e i momenti di confronto che il suo statuto prevede. Presidi democratici, luoghi di confronto: l’assemblea nazionale che non viene riunita, le conferenze tematiche sparite, le direzioni cui lo streaming ha tolto ogni possibilità di serio confronto…

Non va meglio nel locale dove si è affacciata una classe dirigente generalmente più ambiziosa che capace, più spavalda e intenta e specchiarsi che umile al servizio delle comunità.

Insomma, in tutto questo, restare si traduce in un resistere asserragliati, attaccati dal proprio stesso popolo infuriato, facendo quel che si può, segnalando che la possibilità di andare a sbattere ha qualche fondamento, cercando di pensare le ragioni contemporanee di un impegno a sinistra-centro, in attesa che anche Renzi si renda conto e corregga il tiro.

Gli elementi li ha tutti: l’astensione in quantità mai registrate, la perdita secca di voti, l’abbandono del campo da parte di attori di rilievo (penso a Cofferati e a Fassina, il cui addio anche se prevedibile ha creato un sussulto in molti, ma anche, seppure in forma diversa a Letta e Pistelli) non per fatto personale ma per cambio di verso del partito e dell’azione di governo.

Oppure in attesa che vada a sbattere, e sarebbe un problema per tutti.

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