Hillary vince ma non convince

Usa2016
epa05267909 US Democratic presidential candidate Hillary Clinton addresses her supporters during a primary night event at a hotel in New York, New York, USA, 19 April 2016. According to media reports, Clinton is the projected winner of the New York State presidential primary.  EPA/JUSTIN LANE

L’analisi del voto nello stato di New York toglie molte certezze ad Hillary Clinton e non ferma la corsa di Bernie Sanders. Il timore per una vittoria di Trump potrebbe non bastare ai dem

La sorpresa non è che Hillary Clinton ha vinto. New York è la sua roccaforte: è casa sua, seppur adottiva, e quel che più conta, lì è stata eletta – e poi rieletta – senatrice. Non ce l’avesse fatta sarebbe stata una sconfitta epocale. Per intendersi: Bernie Sanders nella sua roccaforte, il Vermont, ha vinto 86.1% a 13.6% e si è preso tutti i delegati, la Clinton a New York ha vinto 57,7% contro il 42.3%, prendendo 169 delegati contro 104.

Ma non è tutto: ci sono infatti parecchi problemi, che i toni trionfalistici possono a prima vista celare.

Innizitutto, i media: tutti inequivocabilmente schierati con la Clinton – in un monopolio dell’informazione da far impallidire il Berlusconi dei tempi d’oro. Non soltanto hanno “chiamato” la corsa con toni da diluvio universale 3 minuti dopo che erano state chiuse le urne, ma per tutta la settimana hanno picchiato duro (e sporco) su Sanders. Botte per la visita in Vaticano, botte per il dibattito – mentre sui social media tutti i sondaggi l’hanno nettamente dato vincitore – visibilità a mille per la Clinton e a scarto ridottissimo per Bernie.

Secondo: un doppio problema di voto. Innanzitutto si trattava di una primaria chiusa – aperta cioè a chi ad ottobre scorso si era registrato come Democrat, quando ancora il Bernie “si sentiva” meno. Poi i numerosi casi di persone che non sono riuscite a votare, alcune delle quali hanno anche fatto ricorso in tribunale (vincendo).

Terzo: la Clinton un mese fa aveva un vantaggio di circa 30 punti nello stato, ridottosi ieri di metà al 16%, mentre a livello nazionale ormai stanno praticamente a pari.

Ma la cosa più evidente è la mappa dello Stato di New York: Hillary ha stravinto New York città; ha vinto – ma di misura – in quella che noi definiremmo la città metropolitana, oltre che a Buffalo, Syracuse e Rochester. Per il resto nada: ha vinto tutto – dicasi tutto – Sanders. Uno stato diviso, dunque, in un paese diviso. Un paese che non è New York: se nelle primarie Dem il peso demografico della città metropolitana ha fatto la netta differenza, lo stesso non sarà l’8 novembre, dove vince chi si prende le pianure del MidWest. E se si pensa che New York è lo stato della senatrice Clinton, che quindi non è riuscita a farsi rinominare dai suoi stessi elettori, la cosa non può non far pensare.

Certo, come dice Vittorio Zucconi, con questi nuovi delegati, la possibilità di una nomination di Sanders si allontana sempre di più. Il quale Sanders comunque non si arrenderà fino alla fine, e fa bene perché non si sa mai quel che può succedere.

Ed è anche vero che anche Donald Trump – con la sua schiacciante vittoria (60% contro il 25% di John Kasich – Ted Cruz terzo al 14.8%) fa tirare un sospiro di sollievo all’establishment dem, convinto che gli americani si uniranno contro il ciuffo biondo. Una strategia pericolosa però, perché noi in Italia sappiamo benissimo come certi personaggi vengano votati nel segreto dell’urna, ma non altrettanto dichiarati ad alta voce. Speriamo non sia il caso in America.

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