Hillary Clinton, una straordinaria opportunità

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Hillary Clinton. (ANSA/AP Photo/Andrew Harnik)

Sulla Clinton si avverte il peso di una lunga campagna mediatica che ne ha messo in risalto le fragilità umane, ma è lei la donna di cui il centrosinistra globale ha bisogno per salvarsi

Alla fine del ventesimo secolo la storia sembrava essere finita, o così almeno la pensava il politologo americano Francis Fukuyama. Secondo Fukuyama, con la vittoria del libero mercato sulle obsolete istituzioni socio-economiche dell’Unione Sovietica, si era arrivati alla sintesi ultima  della storia umana. Il mondo non era più quello della contrapposizione fra blocchi, bensì si era trasformato nell’One-World, «un grande e felice villaggio globale».

Le forze della sinistra mondiale avevano bisogno di una nuova bussola ideologica. I post-comunisti italiani, i democratici americani, i socialdemocratici tedeschi, i laburisti inglesi, sentivano tutti la necessità di riunirsi per disegnare insieme delle nuove frontiere. Nel Novembre del 1999, fu convocato a Firenze un insieme di seminari e incontri dal titolo “Il Riformismo del XXI Secolo”, con la presenza del Presidente degli Stati Uniti d’America Bill Clinton, accompagnato dalla consorte Hillary, del Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, del Primo Ministro britannico Tony Blair, del Cancelliere tedesco Schroeder e del Presidente del Consiglio italiano D’Alema. Palazzo Vecchio venne scelta come sede per riflettere sul modello politico della “Terza Via”. Un progetto che era già divenuto egemone nel mondo occidentale.

Nonostante le premesse positive, i tanti cambiamenti che avevano attraversato il decennio scioccarono profondamente i cittadini. Era stato detto che la globalizzazione sarebbe stata un cammino fiorito e invece ci si trovò in un mondo dove tutto sembrava essere divenuto precario, dove la paura aveva preso il posto della fiducia nel futuro: la paura dei diversi che giungono dal sud del Mondo, visti come una minaccia per i posti di lavoro e l’identità culturale, la paura della concorrenza delle merci straniere, la paura del terrorismo, la paura di tutto.

La crisi economica e la rivoluzione digitale hanno portato poi al crollo delle certezze del neo-liberismo, comportando uno stravolgimento del panorama politico. Il centrosinistra e il centrodestra tradizionali hanno perso consenso, a vantaggio di forze che guardano con diffidenza allo stesso metodo democratico e che perseguono una serrata lotta al multiculturalismo.

In questo scenario non è detto che le forze moderate e liberali avranno una nuova possibilità, a maggior ragione sarà difficile per le forze progressiste e riformiste ritornare al livello d’influenza degli Anni Novanta.  Non è improbabile immaginare che il mondo libero sarà guidato da movimenti populistici che perseguono una politica all’insegna della chiusura contro le varie minacce esterne di turno.  Molto dipenderà dalle elezioni presidenziali degli USA e certo anche dal referendum costituzionale Italiano. Una prima battaglia è stata persa, quella della Brexit, ma ancora si può recuperare. Insieme a figure come Matteo Renzi, Hillary Clinton è al momento l’unica leader che potrebbe rilanciare un’idea di sinistra più liberal e moderna.

Sulla Clinton si avverte il peso di una lunga campagna mediatica che ne ha messo in risalto le fragilità umane, ma è lei la donna di cui il centrosinistra globale ha bisogno per salvarsi. Non si tratta solo del suo profilo politico, con il suo impegno straordinario per le minoranze, per gli immigrati, per le persone dello stesso sesso che si amano.  Non si tratta soltanto del suo programma elettorale, che prevede nuove e più rigide regole per Wall Street, sgravi e benefici per le aziende che condividono i profitti con i dipendenti e un piano di 275 miliardi di dollari per intervenire sul sistema di ponti, strade, porti e aeroporti, con il più largo impiego di forza-lavoro dalla Seconda guerra mondiale.

Si tratta della straordinaria opportunità di rilanciare un nuovo fronte progressista e riformista, questa volta non limitato ai soli Paesi sviluppati.

Con H. Clinton alla Casa Bianca, si potrà ricostruire una visione di mondo che ha alla sua base la tolleranza, l’uguaglianza e la libertà, intesi come valori politici naturali ed universali. Un’esperienza che sappia essere erede della Terza Via  e contemporaneamente sappia raccogliere la grande eredità politica che la fine del capitalismo ci sta lasciando. Con differenti modi di lavorare e consumare, che guardano ad un’economia fondata sulla conoscenza, sull’innovazione, sulla finanza etica e su una maggiore tutela dell’ambiente. Un modello che nasce dalle istanze delle nuove generazioni, di cui Hillary si farà portatrice. Le idee di milioni e milioni di giovani  che con il loro voto, il loro entusiasmo e la loro intelligenza rappresentano la più grande e potente arma contro il moderno oscurantismo, che dovunque tenta di offende libertà, diritti e progresso.

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