Ha ragione Ferrara, il M5S è sovradimensionato. Gualmini: “Non sono cambiati”

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Elisabetta Gualmini: “Il Movimento non è cambiato, Grillo è sempre il leader. Di Maio? Dopo tre anni è normale che sia cresciuto”

Il meccanismo perverso è questo: si parla di una cosa, i sondaggi l’amplificano, quella cosa si solidifica. Un circolo vizioso. E’ il caso del Movimento 5 Stelle. Al quale bisogna dare atto di aver retto all’usura di un tempo politico che brucia tutto come la legna stagionata al vento di tramontana e di aver saputo bypassare la stagione dei comizi grilleschi a suon di “vaffa”. Non diremo che si tratta di una bolla mediatica, però un po’ sì: diciamo meglio, il M5S è un intruglio di tante robe guaste che può andar bene a tutti quelli – e sono tanti – a cui rode l’anima per come va questo Paese.

Oggi, sul Foglio, Giuliano Ferrara ha scritto da par suo un pezzo supercritico contro chi propala “veline delle magnifiche sorti e progressive, di governo, della nuova classe dirigente, di quella banda del buco antipolitico che ha preso un sacco di voti inutili e li ha buttati nel cesso della propria ignoranza crassa, di una spavalda e insultatrice inanità”. Come nel suo stile, Ferrara cita esplicitamente Ilvo Diamanti che in un lungo articolo su Repubblica ha parlato di “mutazione genetica” del Movimento.

E’ cambiato il M5S davvero, sta cambiando? La sensazione resta quella di un gruppo politico fondato sul comando della leadership, sull’intolleranza del dissenso, sulla evanescenza di un dibattito interno. Si afferma Luigi Di Maio, molto mediaticamente pompato, immagine “forte”: “Mah, sono lì da tre anni – sospira Elisabeta Gualmini, una delle più autorevoli studiose del fenomeno M5S fin dall’inizio della sua storia – ci mancherebbe che non avessero imparato nulla. Non mi sembra un genio, Di Maio, giusto più esperto degli altri. Però i grillini sono sempre uguali a se stessi. Non è vero che Grillo si è fatto da parte: a Bologna il candidato sindaco lo ha scelto lui senza consultazioni on line né altro, e infatti ci sono state un sacco di proteste”.

Anche noi abbiamo sentito vari esperti che assicurano che nei sondaggi il M5S sia sovradimensionato, e lo abbiamo scritto qui. Ma non si tratta solo dei sondaggi. Ma di un’analisi politica.

L’analisi politica dice che il M5S non ha una linea politica. Continua a crogiuolarsi in una specie di solipsismo, in un’aura di autoreferenzialità, in una autoesaltazione isolazionistica, insomma, in un altezzoso e arrogante tirarsi fuori dal gioco politico che oggi può sembrare un elemento di fascino persino “romantico”, ma domani sarà il vero piombo nelle sue ali.

Non ha un disegno compiuto e coerente, il M5S. Si può benissimo criticare, ma il Pd di Renzi un’idea di modernizzazione e di progetto riformistico ce l’ha. Può fare orrore, ma la destra di Salvini e Meloni un’idea restauratrice di ordine e tendenza securitaria-autoritaria ce l’ha. Grillo e Casaleggio quale Italia abbiano in mente non si sa.

Può vivere un partito politico senza animare la sua proposta con un’idea di “lunga durata”, una prospettiva più lunga, un respiro storico? Certo, può galleggiare e persino lucrare nel breve periodo sul malcontento. Può prendere molti voti. Ma difficilmente potrà vincere le elezioni e andare al governo. Meno che mai reggere, alla prova del governo.

“Loro continuano a vivere di un effetto-rendita – dice Gualmini – ma secondo me prima di mandare Grillo al governo la gente ci penserà… Certo, loro beneficiano anche dello spappolamento della destra, per cui una parte dell’elettorato di destra al ballottaggio voterebbe per loro, contro il Pd di Renzi. Ma voglio anche dire che i sondaggi su elezioni politiche che ci saranno fra tre anni sono abbastanza improponibili”.

Di Maio a palazzo Chigi, Di Battista alla Farnesina, portatore al massimo dei farfugliamenti sul terrorismo? Brividi. Un conto è vellicare gli umori di un Paese sfiancato dalla crisi economica e dalle mille pecche italiche, un conto è governare i problemi, risolvendoli. “Alla prova del governo locale i Cinquestelle stanno andando male: a parma Pizzarotti è messo al bando non capisce nemmeno perché senza peraltro fare nulla di eccezionale, a Livorno è un disastro”, dice Gualmini.

Non è una meteora, Cinquestelle, e chi prevedeva questo ha sbagliato. Col M5S avremo a che fare per i prossimi anni – quanti chi lo sa, ma non pochi -: è qualcosa di più dell’Uomo qualunque di Giannini, ma molto molto meno dei partiti di governo, di destra o di sinistra che siano, è un fenomeno politico che ha bisogno di malcontento e vettori mediatici per affermarsi. No, non è una meteora ma nemmeno il futuro.

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