Ha ancora senso mantenere una giovanile?

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giovani democratici

Dopo un congresso chiuso tra le polemiche, viene da chiedersi se sia meglio far resistere un’organizzazione parallela o piuttosto “contaminare” il partito

Il congresso dei Giovani democratici si è chiuso nel peggiore dei modi. Cioè, nel silenzio generale delle idee e nel caos più totale dell’organizzazione. Fino al ritiro di uno dei due candidati, Dario Costantino, e alle conseguenti primarie “alla Bertolaso” che hanno incoronato Mattia Zunino.

Qui non sono in discussione la passione e l’impegno di tanti giovani che dedicano tempo ed energie al Partito democratico e alla sua giovanile. Piuttosto, alla luce delle recenti polemiche (tutta la campagna congressuale è stata accompagnata dalla contestazione delle regole, tanto che perfino i dirigenti del partito hanno chiesto di intervenire per modificarle in parte), ma soprattutto vista la marginalità nella quale l’organizzazione dei Giovani democratici è confinata da sempre all’interno del dibattito pubblico, ci chiediamo se sia ancora questo il modo migliore per contribuire alla vita del Pd e del Paese. Se sia ancora il caso di riprodurre una struttura parallela, che si distingue sempre più per il fatto di riprodurre in sedicesimi le divisioni e le criticità dei seniores, o piuttosto sia arrivato il momento di sciogliere la giovanile per consentire a chi vuole di contaminare appieno con le proprie idee ed energie il Pd. Di prendere in mano il partito senza intermediazioni di genere.

Zunino, se vorrà, ci spiegherà perché e come vorrà mantenere in vita l’organizzazione di cui è diventato segretario. Ma il tema non può essere aggirato con un’alzata di spalle. Ha ancora senso oggi mantenere una giovanile del Pd? O piuttosto non è il caso di trovare nuove forme di partecipazione, di aggregazione, di contaminazione con la società (soprattutto in luoghi in cui il partito fatica ad arrivare, come scuole e università)? Il dibattito è aperto.

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