Riforma costituzionale, Guerini: “Il più grande atto politico per l’Italia”

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Guerini parla al Pertini di Cinisello Balsamo ripercorrendo ogni passaggio sulla riforma dal 2013 ad oggi

«Questa non è una riforma lontana dai cittadini. Avrà effetti concreti sulla quotidianità di famiglie e aziende in termini di maggiore efficienza delle istituzioni, di certezza dei processi autorizzativi, di rapidità legislativa. Avremo uno Stato più moderno per un Paese che non rincorre più il passato, ma che può finalmente progettare il futuro».
Lorenzo Guerini inizia così il suo intervento in una calda serata di Luglio nell’hinterland milanese davanti a “129 persone, io conto sempre quanti siete presenti” e aggiunge: “pensate stia riportando il pensiero del nostro Segretario? No, sono le parole di Paolo Romani il giorno del primo via libera del ddl costituzionale al Senato, lo scorso 8 Agosto del 2014″.
Guerini parla tardi al Pertini di Cinisello Balsamo, lo fa al termine di una lunga serata che ha visto gli interventi di diversi esponenti del Pd, tutti seduti in prima fila: dal Responsabile per la sicurezza della segreteria nazionale Lele Fiano, al coordinatore nazionale dell’area del Ministro Martina, Matteo Mauri, dal Vice Presidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi all’Onorevole Daniela Gasparini, che la passione per il futuro di Cinisello non la perde mai.
Alle 23.30 i 129 dell’inizio sono stanchi. Eppure nessuno si alza dalla poltrona dell’auditorium per un’iniziativa promossa dal Presidente del Consiglio comunale Andrea Ronchi che ha saputo unire tutte le anime del PD locale.
Guerini parla tardi e parla tanto. Racconta ogni passaggio dal 2013 ad oggi, ricorda a tutti da dove si era partiti per una legislatura su cui nessuno avrebbe mai scommesso e che invece, a dispetto di tanti, prosegue proprio grazie al PD, all’immenso lavoro fatto da Renzi e da tutti i parlamentari impegnati costantemente ad unire, dialogare e a far fare passi avanti all’Italia.
“Ricordiamoci che nel 2013 il Pd non ha vinto le elezioni, ricordiamoci che per chiunque abbia partecipato a quella campagna elettorale era chiaro che cresceva una domanda di cambiamento che non si riversava automaticamente su di noi. Ricordiamoci le difficoltà di tenere insieme il Pd su passaggi delicatissimi: l’elezione del Presidente della Repubblica (e ha fatto bene Renzi a riproporci l’intervento di Napolitano ad inizio legislatura), il passaggio dal governo Letta al governo Renzi che ha messo a dura prova tutto il partito, la riforma del lavoro approvata… Troppo spesso dimentichiamo la nostra storia, troppo spesso dimentichiamo quante difficoltà il nostro partito ha superato. E di questo dobbiamo andare tutti fieri, stiamo dimostrando una maturità e una consapevolezza che fanno bene all’Italia, che faranno bene al nostro Paese”
La Riforma Costituzionale è stata fatta insieme al 70% del Parlamento, ribadisce ancora il Vice Segretario Pd. “Abbiamo vissuto un grande atto politico per l’Italia perché questa volta abbiamo avuto il coraggio di andare oltre il diritto di veto di qualcuno e portare a compimento un processo che, lo ribadisco, e’ il frutto del lavoro e delle mediazioni con tutto il Parlamento tranne una sola forza che ha deciso di non discutere. Una scelta secondo me sbagliata, che pagheranno perché la Costituzione e’ di tutti e se sulla Costituzione non si è capaci di riconoscere gli altri, presto o tardi l’Italia ti porge il conto”. Insiste nel riannodare il filo del discorso Guerini e la platea ascolta in silenzio intervallato da applausi nei passaggi che più richiamano al senso di un partito che resta non solo il primo d’Italia ma pure il primo dell’intera sinistra europea. È un silenzio che parla, quello di militanti, elettori e amministratori presenti: un silenzio che somiglia al pudore di chi e’ consapevole di star ascoltando una lezione di politica vera, alta.
“Mi chiedete che cosa sia accaduto poi? Berlusconi ha deciso di alzarsi dal tavolo. Lo ha fatto sul voto per il Presidente della Repubblica… Ebbene se per avere Mattarella al Quirinale devo pagare il prezzo di Berlusconi via dal tavolo delle riforme, lo rifarei sempre”. Applausi scroscianti.
“Oggi – prosegue Guerini – non dobbiamo cadere in un errore: gli italiani al referendum non voteranno sulla legge elettorale. Non è un voto sull’Italicum. È un voto per dire sì a un’Italia che vuole istituzioni più efficienti, abbassare i costi della politica, eliminare gli enti inutili, riscrivere il rapporto tra Stato e regioni, velocizzare i processi legislativi e riorganizzare le istituzioni di garanzia per riscrivere insieme agli italiani il patto con le istituzioni. Un sì all’Italia che guarda al futuro e che vuole cambiare, perché ha fiducia in se stessa. Sia chiaro altrettanto che dobbiamo dire a tutti che il voto sul referendum costituzionale non significa entrare in Paradiso, nel senso che all’indomani non succederà nulla di incredibile. Semplicemente avremo reso l’Italia più forte e attrezzata per uscire finalmente dalla crisi economica. Chi dice che votando No al referendum si potrà avere in sei mesi un’altra proposta di riforma della Costituzione, mente sapendo di mentire. Non ci sarà più tempo e spazio per dotarci di istituzioni più moderne e democratiche prima di qualche anno.”
Finisce l’incontro pubblico, ma non finisce la discussione con militanti e amministratori. In più di trenta giovani si trasferiscono con Guerini al bar sull’altro lato della strada e tra un hamburger e patatine, uno spritz e un sigaro toscano si resta fino alle due passate a riflettere di commercio, cooperazione, sicurezza e riqualificazione urbanistica perché gli atti del governo hanno ricadute sui territori e il contributo che ciascuno può portare è prezioso. Lorenzo Guerini lo Sa bene e parla con tutti i presenti. La stanchezza per stasera non si sente, di recuperare il sonno arretrato se ne parlerà domani in viaggio verso Roma.

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