Grazie Tsipras, ma preferisco la sinistra che decide

Sinistra
epa04717649 Italy's Prime Minister Matteo Renzi (L) and Greece's Prime Minister Alexis Tsipras (R) react as they walk off after posing along with other EU leaders for a group photo during the EU Summit in Brussels, Belgium, 23 April 2015. The leaders of the European Union meet in Brussels to tackle an escalating migration crisis and the daily arrival of hundreds of would-be asylum seekers and migrants crossing the Mediterranean.  EPA/JULIEN WARNAND

Un leader che sta da questa parte politica deve assumersi le proprie responsabilità, soprattutto nei momenti difficili

Non voglio qui ragionare di grexit. Cosa che, chiunque abbia a cuore il progetto europeo, non si augura, ma su come Alexis Tsipras e Syriza interpretino l’essere di sinistra a confronto di come lo facciano Matteo Renzi e il Pd. E lo voglio fare partendo da come hanno gestito il rapporto con l’Europa. L’esempio principe sono le trattative delle ultime settimane.

Mentre Renzi, sulla questione sbarchi, resta seduto al tavolo delle trattative e decide, Tsipras, sulla restituzione del debito contratto dal suo paese – tema su cui, non dimentichiamoci, ha giocato tutta la campagna elettorale di Syriza – non solo fa scadere i termini, ma alla fine non decide, demandando la scelta definitiva a un referendum popolare. Alle tre di notte il premier italiano è ancora seduto a trattare con gli altri leader europei. Più o meno alla stessa ora di qualche giorno dopo, il ministro delle finanze ellenico, Yanis Varoufakis, si alza invece dal tavolo e abbandona i negoziati.

Due modi diversi di indossare il giubbotto di pelle, che a entrambi capita di portare, ma soprattutto due modi diversi di indossare il coraggio.

Un diverso senso delle istituzioni e una diversa consapevolezza del proprio ruolo e di cosa deve essere la sinistra oggi. C’è chi pensa che essa debba essere lo spazio politico delle scelte, e che guidarla non significhi solo portare etichette o tagliar nastri, ma assumersi per intero l’onere di governare i processi, con il rischio dell’impopolarità che da questo comporta e chi, invece, la immagina come il luogo della sola elaborazione speculativa, valida per aver consenso sulla carta, abdicando, però, alle responsabilità ultime di governo per cui ci si presenta all’elettorato.

La sinistra che sa decidere, che applica la virtù aristotelica della phronesis (della saggezza pratica), che accetta e che vuole che il proprio leader si assuma le responsabilità per cui è stato scelto contrapposta alla sinistra che arringa, che giudica, che, alla democrazia, preferisce la sua variante degenerata, l’oclocrazia, per cui il “governo del popolo” si trasforma in “governo delle masse” con il rischio, come sosteneva Platone, di trasformarsi senza accorgersene in tirannia, in quanto schiava del consenso acquisito attraverso atteggiamenti demagogici.

Ecco che oggi Tsipras indice un referendum sulle richieste delle istituzioni internazionali, suggerendo al popolo greco di rispondere No. Fossi un suo elettore mi chiederei perché l’ho eletto, perché l’ho delegato a trattare, cosa che mi aveva chiesto in campagna elettorale, se ora pilatescamente se ne lava le mani. Se sei convinto, visto che hai un mandato, rispondi tu di no, anche se capisco l’imbarazzo che hai a vedere i principali esponenti del tuo partito fare la coda ai bancomat insieme a gran parte dei greci.

La folla scelse Barabba, speriamo che nella terra che ha dato origine alla cultura classica europea riesca invece a vincere la sinistra dell’Europa e dell’assunzione di responsabilità.

(foto Ansa)

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