Ma il nazionalismo cinematografico è fastidioso

Oscar
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In giro toni trionfalistici che non si addicono all’arte

Grande contentezza per Ennio Morricone, Maestro che ci accompagna con la sua musica da decenni e a cui il cinema mondiale deve molto. Oscar stra-meritato.

Però questo tifo nazionalistico per l’Italia personalmente risulta un pochino fastidioso. “Noi” abbiamo vinto l’Oscar. “Noi”. Come si dice per la squadra di calcio. O per il partito politico. “Noi” abbiamo battuto “loro” – ma chi, il cinema francese? Americano? Giapponese? – “noi” stiamo tornando grandi.

Qui si parla di arte, se non sbaglio. Non è che abbia molto senso fare il tifo per Raffaello contro Velasquez, per dire. O per Verdi contro Beethoven. Non ha proprio senso fare il tifo. Il cinema è cinema: se un film coreano o turco o australiano è più bello di uno italiano se ne prende atto, se ne discute. Non è che abbiamo perso i Mondiali di calcio.

Benissimo dunque che il cinema italiano torni a primeggiare – anche se sappiamo che l’epoca d’oro pare proprio irraggiungibile, stante il livello attuale di registi, sceneggiatori e attori – perché significa che il Paese ha ancora qualcosa da dire, ma fare della notte degli Oscar una qualunque giornata di campionato di calcio non è il massimo. Non facciamo del provincialismo, non facciamoci del male (come diceva un grande del cinema italiano).

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