Gramsci patrimonio di tutti

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Dalla nostra community una riflessione sul fondatore de l’Unità a 125 anni dalla nascita

Ricordo spesso l’esergo del mio libro di antologia delle scuole medie. Una citazione di Antonio Gramsci: “la cultura non è un insieme di dati e di date”, bensì presa di coscienza, e così via. Per non dire del mio esame di maturità, quando preparai come argomento “a piacere” Vincenzo Cuoco, legato al concetto gramsciano di rivoluzione passiva. Oggi, che ricorre l’anniversario della nascita del pensatore, possiamo ragionevolmente dire che i suoi costrutti e le sue elaborazioni sono parte integrante del nostro background.

Talora si tratta di concetti ambigui o ambivalenti, criticabili su più versanti, eppure difficili da sostituire: si pensi al blocco sociale o all’egemonia. Per quanto superati nella loro accezione originaria, essi rendono in maniera plastica, quasi palpabile, delle idee. Nella cosiddetta analisi del voto, ad esempio, quante volte alludiamo all’idea di blocco sociale per comprendere il medesimo comportamento elettorale del pensionato al minimo e del facoltoso imprenditore! Non so, poi, se per egemonia Gramsci intendesse una sorta di sinonimo di dittatura del proletariato. Di certo oggi sarebbe improponibile l’egemonia di una classe sociale (ammesso che sia possibile individuarla) o di un partito politico. Ma come definire certe tendenze, certi fenomeni di fondo, dall’importanza della tecnica al prevalere di alcuni principi? Al di là dell’esito referendario, ad esempio, oggi l’idea dell’indissolubilità del matrimonio non è più egemone, sostituita da una concezione diversa e plurale di famiglia e di legame affettivo.

Non si tratta semplicemente di riconoscere, come è già avvenuto, l’importanza culturale dell’autore per tutti gli italiani, il fatto perciò che egli sia patrimonio di tutti. Né si tratta solo di collocarlo in un qualche pantheon. Ѐ d’uopo, piuttosto, continuare a confrontarsi con il suo pensiero, anche individuandone i limiti e i punti deboli. Guai a passare dall’esaltazione acritica all’oblio. No, non sarebbe giusto ridurlo a semplice icona o pronunciare con indifferenza il suo nome. E qui mi piace aggiungere all’indifferenza la pigrizia come peso morto della storia.

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