Gramsci è patrimonio nazionale

Memoria
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In discussione in Parlamento una proposta di legge per il riconoscimento della Casa Gramsci di Ghilarza (Oristano) come monumento nazionale

C’è una frase che fa capire più di molte altre perché sia così importante fare della Casa Gramsci un monumento nazionale: “Ghilarza è una delle capitali morali dell’Italia”. L’ha detta lo storico Adriano Prosperi, tra i fondatori dell’associazione dedicata alla memoria di uno degli intellettuali più potenti del Novecento. La mente di Antonio Gramsci è stata potente oltre il dolore, la sofferenza e la prigionia. Il suo pensiero, costretto ad aggirarsi nelle vesti del detenuto 7047 del carcere di Turi, riuscì ugualmente a raggiungere le moltitudini, a forgiare il pensiero politico di molte generazioni.

Ecco perché Ghilarza è capitale morale: fare della piccola cittadina in provincia di Oristano un centro di interesse nazionale significa ridare il giusto spessore alla memoria della storia politica e personale di Gramsci, che qui nacque e trascorse una parte importante della sua breve e tormentata vita. Gli stenti, prima, e la prigionia dopo non gli impedirono di diventare «il cervello più forte, l’uomo di più vasta cultura che io abbia mai conosciuto nel mio cammino» come disse di lui Sandro Pertini.

Eppure Antonio Gramsci fu arrestato mentre era un deputato in carica, l’8 novembre del 1926. E questo è il secondo motivo per cui oggi il Parlamento italiano rende giustizia alla sua memoria, anche attraverso questa proposta di legge. L’immunità parlamentare non servì a tutelare il fondatore del Partito Comunista Italiano, il primo tra gli antifascisti, dal destino che il fascismo aveva stabilito per lui.

Quando il Pm Isgrò, durante la requisitoria, chiese la condanna del deputato in carica Gramsci a venti anni, quattro mesi e cinque giorni per «attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe», motivò così: «Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». Non ci riuscirono: dal carcere uscì il vero manifesto politico gramsciano i Quaderni dal carcere e uno struggente racconto umano contenuto nelle Lettere, basti citare il bellissimo testo scritto alla madre Giuseppina, che apre la casa museo di Ghilarza.

L’opera omnia di un intellettuale puro non può essere patrimonio di un solo partito, né di una sola terra, ma deve far parte della storia civile del nostro Paese. Si tratta qui di rilevare quella corretta liturgia che vuole fare del luogo dov’è nato uno dei nostri pensatori più grandi, uno spazio da cui tramandarne la storia e la lezione ai posteri. Una lezione sempre viva, anche nei giorni nostri in cui si celebrano i 125 anni dalla nascita di Antonio Gramsci. Una casa della memoria dove i giovani possano trovare rifugio nel tempo difficile che vivono, e magari provare a unire i puntini del disegno della storia politica e civile del nostro Paese.

Un piccolo, ma importante museo dichiarato luogo d’interesse culturale dalla Soprintendenza di Cagliari e Oristano. È qui, nelle sue sei sale, che sono custoditi cimeli appartenuti all’intellettuale sardo, ma anche una raccolta di documenti di grandissimo interesse. Tra questi circa tremila volumi che riguardano la storia del movimento operaio, il pensiero e l’opera del filosofo. Inutile dire quanto Ghilarza sia piena di quello che è stato giustamente chiamato il Paesaggio gramsciano, un corredo naturale che attraversa come un lungo filo rosso la vita e l’opera di Antonio Gramsci. Sono paesaggi che hanno segnato la visione dell’intellettuale sardo e che tornano continuamente nelle pagine scritte: la vallata del Tirso, i novenari, i paesi di pietra nera, i riti. Luoghi ma anche dinamiche sociali della Sardegna che fu. Anche questo è stato Gramsci: un grande narratore della nostra terra, un immenso scandagliatore dell’animo umano. Credo che il nostro Parlamento debba riconoscergli il giusto tributo della memoria.

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