Globalisti e identitari: la nuova spaccatura che può unire il Paese

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La rinascita dei nazionalismi e dei valori ultra-identitarii, sovranisti , non rappresenta altro che la febbre del cambiamento richiesto a causa delle gravi storture che la Globalizzazione ha generato, insieme agli enormi benefici apportati.

Torno a scrivere dopo un’estate intensa. Avvertivo la necessità di esporre delle riflessioni che mi frullavano in testa da tanto tempo. Ci ritroviamo di continuo in TV e nei talk show a sentir parlare dei singoli destini dei politici: ” E se vince il no al referendum, Renzi che fa?” – ” Berlusconi si mette di lato, chi prenderà il suo posto? Salvini o Parisi?” – ” Di Maio è il candidato premier del M5S, si vede , è il più istituzionale.” Nessuno però ci parla più di idee, di visione. Nessuno più dei leader politici odierni è in grado di far un serio percorso di autocritica, analisi e proposta.

Alcuni oggi rimpiangono e parlano della grande I repubblica: lo spirito costituente, l’armonia fra i partiti e la rappresentatività.
In realtà non era proprio così: nel secolo scorso il sistema politico Italiano rappresentava lo spaccato perfetto e plastico della frattura sociale del tempo, quella Capitale VS Lavoro, Capitalismo VS Comunismo. Frattura forte, generatrice di forti scontri sociali ma che rappresentava pienamente la realtà sociale corrispondente e quindi circoscriveva la domanda politica all’interno delle istituzioni, capaci di giungere ad una sintesi in grado di dirimere le tensioni. Ne è dimostrazione il fatto che l’Italia, avendo in dote la forza politica comunista più forte d’occidente, è arrivata ad avere tra i welfare più generosi al mondo e un ruolo dello Stato nell’economia ai limiti dell’egemone, delle quali degenerazioni paghiamo il conto ancora oggi del resto.

Ed oggi come allora credo sia inevitabile, in un mondo dove la lotta di classe non esiste più ed è tutto più liquido, interconnesso e interdipendente, dove le partite più importanti si giocano ormai a livello sovranazionale, riconoscere che la  spaccatura della società del nuovo millennio è quella composta da chi con la Globalizzazione ci ha vinto e chi ci ha perso.
Questa è la frattura che sta generando in tutta Europa la rinascita dei nazionalismi e delle forze identitarie.

Dirò adesso una cosa che potrà sembrare eresia: non si deve più demonizzare chi rientra in quest’ultima categoria politica.
La rinascita dei nazionalismi e dei valori ultra-identitarii, sovranisti , non rappresenta altro che la febbre del cambiamento richiesto a causa  delle gravi storture che la Globalizzazione ha generato, insieme agli enormi benefici apportati.
Ritengo dunque che il futuro della politica, non solo in Italia ma in tutta Europa, si basi sulla piena legittimazione reciproca fra le 2 nuove “post-ideologie” del XXI secolo: chi vede nella globalizzazione e nella collaborazione sovranazionale la risposta alle grandi e decisive sfide che la storia ci pone dinanzi e che hanno ricadute fin nel quotidiano di tutti noi e chi invece denuncia le degenerazioni, le storture del globalismo e reinventa ricette all’insegna della piena Sovranità, dell’isolazionismo e della rivendicazione autonomista.

Entrambe le due grandi visioni del mondo, della vita e della politica qui descritte sono evidentemente già serpeggianti nella nostra società e non aspettano altro che trovare piena rappresentanza. Penso sia chiaro a quale visione del mondo e della politica io  appartenga e per cui mi batto, ma sono altresì convinto che, fino a quando entrambe queste forti domande politiche non troveranno piena soddisfazione non si sarà in grado di arginare l’odio e lo scontro sociale in chiave istituzionale giungendo ad una sintesi all’insegna della reciproca compensazione fra le due visioni, come appunto avvenne durante il secolo della guerra fredda.

Due visioni che sappiano far sognare,dare nuovo slancio , soprattutto ai più giovani , per impegnarsi e dotarsi di una coscienza civica più matura e che intenda la partecipazione come un valore e non come una perdita di tempo. Le conseguenze invece di una incapacità di legittimazione reciproca  è chiaramente la formazione di una voragine politica e di un grave vuoto di rappresentanza. Sappiamo bene chi è che andrebbe a colmare quel vuoto in un momento di acuta crisi sociale ed economica: i populismi classici, quelli fini a se stessi, quelli che vogliono spazzar via tutto e che hanno la patente della moralità, un po’ i loro cugini alla lontana degli anni ’20.

(Foto: jonathan dewar / youtube )

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