Gli ultimi dei mohicani

Diritti
Un momento della festa in Campidoglio per il Celebration Day nel corso dellaz qualei si iscrivono collettivamente nel registro delle unioni civili coppie di omosessuali e eterosessuali. Roma, 21 Maggio 2015.ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Dal 28 gennaio sarà finalmente in aula al Senato dopo un penoso, insopportabile e scandaloso ritardo, il ddl Cirinnà, la legge sulle unioni civili

Ci siamo, finalmente. Questa settimana, dal 28, sarà in aula al Senato dopo un penoso, insopportabile e scandaloso ritardo, il ddl Cirinnà, la legge sulle Unioni civili. È iniziato il conto alla rovescia per non restare più indietro e per non commettere più errori aumentando il costo di credibilità pubblica che è già enorme. Da tre decenni, infatti, il Parlamento è prigioniero del rinvio di una legge normale applicata in ogni paese normale ma trasformata solo in Italia in una intemerata, un’arma contundente, una spavalda avventura di subcomandanti ribelli, ridotta a matassa politica e giuridica aggrovigliata da polemiche, ripicche e pantomime spesso senza capo né coda: un evergreen nazionale impossibile ancora da tollerare.

Quante volte la politica ha promesso a tutti i cittadini di colmare quel vuoto discriminatorio che tiene ancora lontana l’Italia dall’Europa e dalle maggiori democrazie occidentali con la garanzia dei pari diritti e della piena cittadinanza, e quante volte è invece scattata la messinscena, il cappio al collo del dominio di conflitti che mai come oggi sono davvero anacronistici? La legislazione è sempre una frontiera, non è un museo. Aggiornarla, facendo i conti con le impressionanti trasformazioni sociali e con i tempi nuovi, è uno degli impegni sottoscritti dai democratici, e preso da tempo da Renzi. E la giornata particolare di festa dei diritti di sabato scorso, ha reso evidente a tutti l’insostenibile arretratezza normativa. Per un governo che sta riformando quasi tutto, questo è il momento di correre e di concedere diritti veri, eguaglianza vera, opportunità vera a tutti gli italiani. Il Pd, in particolare, ha la responsabilità storica di farla approvare. Rapidamente e con il più largo consenso, cercando terreni di incontro come è giusto che sia per una normativa peraltro moderata se confrontata con le leggi di altri paesi, essendo un buon compromesso tra posizioni più avanzate e quelle più tradizionaliste. Tutti i Paesi europei, per dire, tutelano tutte le coppie e solo noi ultimi dei mohicani conserviamo riserve, divieti e privazioni di diritti.

Ovunque è banale e scontato il riconoscimento pieno delle unioni stabili, le coppie dello stesso stesso, da noi riacutizza le stesse polemiche negli stessi anacronistici termini e questi diritti sono stati ridotti a mera concessione, alla logica dei “diritti delle minoranze”, a merce di scambio tra partiti, a querelle rivendicative, a contrapposizioni ideologiche, a difesa di rendite di posizioni politiche anche se il solco nel campo dei diritti delle persone non distingue più laici e cattolici e nemmeno tra sinistra e destra. Cameron è lontano mille miglia dalle Meloni o dagli Alfano. Semplicemente perché non è più così, e non c’è oggi quanto di più trasversale che affermare principi di uguaglianza e non di discriminazione. Tutto il dibattito finora è ruotato esclusivamente, con gran confusione e tra equivoci strumentali, intorno al tema delle adozioni, la stepchild adoption, anch’essa già un compromesso tra gli eccessi dell’una e dell’altra parte rispetto all’accesso pieno all’adozione. Ma anche qui, se tutti concordano sulla garanzia della continuità affettiva (con la piena adozione, con un affido rafforzato o super-rafforzato che tuteli in tutto e per tutto i figli), c’è chi ha trovato nella maternità surrogata, un gigantesco tema etico, la leva strumentale e il grimaldello per provare a bloccare la legge sulle Unioni.

Vale ricordare, come ha spiegato tante volte Emma Fattorini su l’Unità, che in Italia la surrogacy è già vietata e può comunque essere resa non facilmente aggirabile sia per omo che per etero. Ma il corpus della legge è altro, è il riconoscimento di diritti e doveri per le coppie dello stesso sesso: dal regime anagrafico a quello patrimoniale, dagli obblighi di fedeltà all’assistenza reciproca, dalla coabitazione alle questioni inerenti l’eredità e la reversibilità pensionistica. Per la prima volta siamo all’attimo fatale, al libero confronto dei parlamentari e alle loro coscienze è affidata l’occasione storica, il vero Family Day. Con maggioranze trasversali sono state approvate sia la legge sul divorzio sia quella sull’aborto, due normative robustamente incardinate tra le più importanti della nostra storia repubblicana. Questa deve essere la terza.

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