Gli obiettivi della manovra

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Il prossimo anno cresceremo dell’1 per cento, dell’1,3 per cento nel 2018 e 1,2 nel 2019

L’attuale fase congiunturale conferma le sostanziali difficoltà dell’Eurozona ad uscire definitivamente dalla depressione economica che ha iniziato a colpire l’occidente dal 2009 in avanti. In questo contesto internazionale stagnante, il governo ha presentato, lo scorso 27 settembre, la nota di aggiornamento del Def, che ribadisce gli obiettivi di rilanciare la crescita e l’occupazione.

L’Italia sta vedendo la luce in fondo al tunnel. La crisi ha colpito il nostro Paese con durezza, a causa del ritardo accumulato negli anni Ottanta e Novanta, ma il lavoro messo in campo dal governo Renzi per recuperare il terreno perso è senza precedenti. Non possiamo arretrare di un centimetro, adesso che gli effetti delle riforme iniziano ad essere più evidenti. Dal 2014, l’Italia è tornata a crescere, non ai livelli che vorremmo, ma l’inversione di rotta è evidente. Il prossimo anno cresceremo dell’1 per cento, dell’1,3 per cento nel 2018 e 1,2 nel 2019.

La nota, senza discostarsi significativamente da previsioni diverse, compresa quella dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, riporta numeri prudenziali. Il governo riduce ancora le tasse: l’Ire s con la prossima Legge di Bilancio passa dal 27,5 per cento al 24, sono in arrivo misure per l’anticipo pensionistico e in favore delle fasce più deboli della popolazione. L’impatto di queste misure sul Pil sarà significativo e consentirà al Paese di agganciare il treno della crescita. Allo stesso tempo, il governo conserva l’attenzione ai conti pubblici per non gravare le generazioni future di un peso insopportabile.

Le regole europee saranno rispettate fino in fondo, per una questione di correttezza e serietà, ma non rinunceremo alla battaglia in sede comunitaria per modificarle radicalmente. I tre i pilastri principali su cui poggia la Legge di Bilancio 2017 sono: – Disinnescare le clausole di salvaguardia ereditare dai governi precedenti per 15,1 miliardi; – Innescare un progetto di sviluppo legato ad investimenti e competitività per 4,2 miliardi; – Investire in un «pacchetto sociale» di 3,1 miliardi contenente misure di contrasto alla povertà includendo pensionati e categorie svantaggiate. Ci aspettiamo effetti significativi: l’obiettivo è incoraggiare i consumi e sostenere la fiducia dei risparmiatori che oggi accumulano, senza investire.

La manovra vale oltre 24 miliardi e garantisce un impatto forte nell’economia reale. Il rapporto deficit/pil dovrebbe assestarsi al 2 per cento e il Parlamento ha autorizzato il superamento della soglia di indebitamento fino ad un massimo del 2,4. Vorrebbe dire poter investire 7,7 miliardi ed affrontare il fenomeno migratorio e l’emergenza legata al terremoto che ha colpito il Centro Italia. A Bruxelles non chiediamo flessibilità, ma rispetto. «Casa Italia» è un progetto strategico per la messa in sicurezza del Paese attraverso un’accurata «opera di rammendo» come l’ha definita l’architetto Renzo Piano, coinvolto in prima persona da Matteo Renzi nel piano. Il tema dei migranti, invece, riguarda tutta l’Unione Europea.

L’Italia, per la sua particolare posizione geografica, ha una responsabilità doppia, ma non possiamo essere lasciati soli ad affrontare una sfida di queste dimensioni. L’Europa dei muri, degli xenofobi, è il contrario dello spirito comunitario che portò, nel 1957, ai Trattati di Roma. Il prossimo anno celebreremo i sessanta anni della firma dell’accordo, l’occasione per rinnovare l’appello in favore di un’Europa dei popoli, solidale, forte e coesa. Lo dobbiamo ai nostri figli e al nostro splendido Paese.

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