Gli inutili ricorsi del M5S per punire chi non la pensa come loro

Referendum
Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ospite della trasmissione ''In mezz'Ora'', Roma, 22 maggio 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Faziosi gli attacchi dell’opposizione ai programmi Rai che hanno affrontato il tema del referendum costituzionale. I grillini non fanno altro che appellarsi all’Agcom

Sul referendum costituzionale l’opposizione sta già perdendo la testa. Le polemiche scatenate da Fico e Gasparri per ogni singola volta che il tema è stato toccato all’interno di programmi Rai hanno l’unica ragion d’essere nella faziosità e nel pressapochismo. Per non parlare delle richieste assurde dei consiglieri del servizio pubblico Freccero e Diaconale (secondo loro il cda Rai dovrebbe porre la questione all’attenzione della commissione di Vigilanza). È chiaro che dimenticano di sedere in un organo collegiale che dovrebbe fare il bene dell’azienda e che non sono lì per fare da cassa di risonanza agli interessi del M5S e di Berlusconi.

Ma andiamo con ordine. Fico ha parlato di violazioni in Rai (di non si sa cosa) e si è intestato iniziative parlamentari (che non hanno fondamenti legislativi). Credetemi non capisco come possa non conoscere le leggi, e a maggior ragione quella sulla par condicio, che prevede precise competenze per la commissione di Vigilanza che si trova a presiedere. Come fa a parlare di atto d’indirizzo se il referendum non è stato ancora indetto? Dovrebbe sapere che la Vigilanza è chiamata dalla legge vigente ad approvare un regolamento applicativo solo in vista dell’appuntamento referendario. Che è in autunno. E questo la commissione farà, come ha sempre fatto, applicando la legge, e nei tempi previsti. Di tale argomento, d’altronde, l’ufficio di presidenza della Vigilanza si è già occupato nel corso dell’ultima seduta ma lui, che era assente per motivi elettorali, non può saperlo. Quindi si legga il resoconto e studi la legge sulla par condicio.

Invece il M5S cosa fa? Un altro ricorso all’Agcom. Non avendo altri argomenti insistono con i ricorsi (che finiscono nel nulla). La facilità con cui si appellano all’Autorità per le Comunicazioni si spiega solo con l’equivoco di fondo sulla concezione che hanno della dialettica politica che è sanzionare le opinioni che non coincidono con il loro verbo. Vorrebbero attribuire all’Agcom un ruolo simile a quello che la Casaleggio svolge con i dissidenti pentastellati: uno strumento per ridurre al silenzio chi non la pensa come loro. Per fortuna, però, non è così che funziona la par condicio.

Quanto alla deontologia con cui i giornalisti affrontano il tema referendum in tv, all’opposizione tutta dico basta pretendere di decidere palinsesti e dare la caccia a giornalisti e direttori che fanno domande. Che ai politici ospitati in Rai, a tutte le ore del giorno e della notte, venga chiesto di dire la propria sul referendum costituzionale, mi sembra la cosa più normale di questo mondo.

Quando verrà indetto il referendum, chiederemo il rispetto rigoroso della normativa sulla par condicio.

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