Gli impresentabili dell’Antimafia sono pochissimi, lutto al Fatto

Il Fattone
La presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, a margine della presentazione del libro di Isaia Sales "Storia dell'Italia mafiosa", Napoli, 02 dicembre 2015.
ANSA/CESARE ABBATE

Nemmeno un editoriale di sdegno: vuol dire che il lavoro della commissione Bindi è stato inutile

Grande delusione, ieri nella redazione del Fatto, quando la Commissione Antimafia ha reso pubblica la nuova lista degli “impresentabili”, cioè dei candidati alle prossime elezioni amministrative che violano i requisiti di candidabilità e di eleggibilità previsti dal codice di autoregolamentazione e dalla legge Severino.

Grande delusione, e bandiere a lutto, perché questa volta non ci sono nomi di spicco, e addirittura nessun partito è coinvolto direttamente: “I nuovi impresentabili – si legge in un pezzo confinato a pagina 2 e senza neppure un richiamino in prima – sono 14 e sono tutti in liste civiche”.

Per dare un po’ di pepe alla notizia, il titolista s’è scatenato con un “Liste civiche piene di mafia e impresentabili”, ma si capisce che la pietosa bugia – 14 presunti “impresentabili” su un totale di 3275 candidati esaminati non significa certo che le liste sono “piene” di criminali – non riesce a nascondere il disappunto.

L’altr’anno nella lista c’era Vincenzo De Luca, candidato del Pd alla presidenza della Campania, e il Fatto inveì per giorni e giorni contro De Luca, contro il Pd e soprattutto contro Renzi, salvo poi dover pubblicare qualche mese dopo, con scarsissimo rilievo e naturalmente senza degnarsi di una scusa, la notizia dell’assoluzione e del ritorno del governatore fra i presentabili.

Proprio il caso De Luca dovrebbe però indurci a riflettere sul lavoro della commissione presieduta da Rosy Bindi: l’unico effetto pratico che produce è quello di accendere i riflettori dei media.

Più importante e famoso è l’“impresentabile”, maggiore è il fascio di luce e più violenta la gogna mediatica. E se poi arriva l’assoluzione o la prescrizione, magari mesi o anni dopo la pubblicazione della lista?

Quest’anno, poi, l’Antimafia ha esaminato soltanto le liste di tredici comuni su 1363 (meno dell’1% del totale): il che rende ancora meno sensato il lavoro svolto. La controprova viene proprio dall’indifferenza dei giornali: e se neppure il Fatto dedica agli “impresentabili” un vibrato editoriale di protesta, vuol proprio dire che queste liste non servono a nulla.

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