Gli antidoti per non cedere all’illusione della democrazia diretta

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"Il LEAVE del Regno Unito sancisce il fallimento delle politiche comunitarie volte all'austerità e all'egoismo degli Stati membri, incapaci di essere una comunità". Lo scrive il M5s il 24 giugno 2016 sul blog di Beppe Grillo dove si enfatizza lo strumento referendario. "Vogliamo un'Europa che sia una 'comunità' e non un'unione di banche e lobby. Ora la parola ai cittadini", aggiunge il post intitolato "O l'Europa cambia o muore". ANSA/ BLOG DI BEPPE GRILLO   +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

Dalla Brexit alle contraddizioni del M5S: i partiti devono rispondere al populismo per evitare guai maggiori

“Leave o remain”, “Gesù o Barabba”. Con la consapevolezza di un paragone azzardato, questi sono gli “alfa e omega” dei grandiosi successi della democrazia diretta, la decisione one shot senza mediazione o compromesso. Nel 1819 lo scrittore e politico Benjamin Constant definiva “democrazia degli antichi” l’esercizio illimitato e onnipervadente della sovranità, in contrapposizione a quella “dei moderni” nella quale è garantita una sfera privata estranea al potere statale e caratterizzata dal modello rappresentativo. Negli anni successivi sembra aver preso piede stabilmente il secondo sistema, dando vita alle liberaldemocrazie parlamentari, tuttora esistenti in mezzo mondo.

Tuttavia negli ultimi anni, in particolare dopo la crisi del 2007, avanzano in tutta Europa movimenti che chiedono un ricorso maggiore agli istituti di democrazia diretta, come i referendum, per restituire potere ai cittadini non più rappresentati dalle partitocrazie corrotte e obsolete. Le vecchie classi dirigenti, formatesi nei partiti novecenteschi, sono in crisi e si vedono costrette a cedere ad alcune di queste richieste per tentare di mantenere intatto il proprio consenso. Il caso più tragico di questo processo è il referendum inglese sull’uscita dalla Ue, promesso da Cameron per ottenere l’appoggio degli euroscettici alle elezioni dello scorso anno.

In Italia il Movimento 5 Stelle ottiene successi incredibili in molte città proponendo l’introduzione del vincolo di mandato per gli eletti ed un legame diretto con il “popolo” tramite un blog che cancella qualsiasi autonomia individuale del legislatore o amministratore, sottoponendolo ai mutevoli umori dell’elettorato. Nel frattempo Roma è ancora senza giunta perché il sistema delle correnti pentastellate riesce a far peggio del Pd, obbligate ad agire nell’ombra per tenere in piedi la pantomima della purezza.

È evidente quindi che la scomparsa dei corpi intermedi ha effetti controproducenti e destabilizzanti, dall’immobilismo all’impeto irrazionale. Tuttavia la richiesta di maggior controllo da parte dei cittadini sull’attività politica è ormai una necessità strutturale alla quale si va incontro avanzando su due binari. Il primo è quello di una riforma dei partiti, sul modello tedesco, obbligandoli ad una trasparente vita democratica interna e quindi ad un legame stretto con la società civile. Il secondo è quello di un ingente investimento in materia di educazione civica e formazione politico-culturale, già dai primi anni della scuola, così da crescere cittadini consapevoli ed istruiti, i peggiori nemici dei populismi.

Insomma mai nascondersi dietro la massa, perché Voltaire ci insegna che “nessun fiocco di neve in una valanga si è mai sentito responsabile”.

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