Giusto Civati può gioire del voto spagnolo

Sinistra
Pippo Civati durante la presentazione della nuova associazione ''Possibile'', Roma, 21 giugno 2015.     ANSA/ETTORE FERRARI

Preferisce l’ingovernabilità a un sistema che garantisce un vincitore

Una delle caratteristiche di Pippo Civati è un certo spirito donchisciottesco – ci sta bene, in queste ore in cui tutti gli italiani sono espertissimi di cose spagnole – per il quale parte lancia in resta contro la realtà, scambiandola per i famosi mulini a vento.

Questo gli fa prendere cantonate epiche, come l’impresa di poter raccogliere quasi da solo 500mila firme per un referendum abrogativo dell’Italicum. Un’impresa, anzi un’illusione – come si è visto – un po’ perché lui non ha evidentemente una forza tale da poter mobilitare mezzo milione di persone, tantomeno contro una legge che tanto malvista non deve essere.

Ma – a differenza di Flaiano – a Pippo l’insuccesso non deve avergli dato alla testa. Perché con una certa coerenza continua a fare il tifo per l’ingovernabilità, che è poi il marchio di fabbrica di tutti gli estremisti.

Infatti Civati è abbastanza contento del casino che il voto consegna alla Spagna. Rotti gli argini del bipolarismo, il sistema elettorale spagnolo non sa “organizzare” l’espressione del voto e ricondurla in un criterio di governabilità, così che ci troviamo in una sorta di Weimar spagnola con due coppie di partiti entrambe deboli. Situazione classica da governo di unità nazionale, non come scelta positiva ma disperata: il che di solito non funziona.

Il nostro amico Pippo però è felice. Non arriva al punto di paragonare Podemos al suo Possibile ma rintuzza alla grande quanti sostengono che sia di molto preferibile l’Italicum, che un vincitore comunque lo dà, evitando sul nascere governissimi nati per disperazione, e lo fa continuando a propalare la tesi che “chi vince, anche partendo dal 22, come è capitato al Psoe, prende il 55% dei seggi”:  una evidente sciocchezza dato che l’Italicum assegna il premio a chi supera il 40%, al primo turno, e il 50% al secondo, altro che 22.

Ma il punto – questo si vuole qui dire – non è la polemica sulle tecnicalità della nuova legge elettorale. È il suo esito. È cioè la sicurezza che il partito che vince governa. A Civati garba invece il casino, l’ingovernabilità, lo spazio per contare con l’1%, per sedere al tavolo e contrattare tutto. Film già visto. Ai Turigliatto di ogni ordine e grado il Paese ha già dato.

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