Giù le mani da Mattarella

Politica
epa04772797 Sergio Mattarella, President of the Republic of Italy delivers a lecture, The Case for Europe: the Italian vision, at the London School of Economics in London, Britain 28 May 2015.  EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

A Mattarella si chiede di “fermare Renzi” (come titola l’organo anti-istituzionale per eccellenza, Il Fatto) – lo stesso titolo, guarda caso, che Il Foglio diede all’intervista al membro del Csm Morosini

Ci risiamo. A un certo punto il copione della lotta politica italiana prevede che i vari soggetti anti-istituzionali muovano in direzione Quirinale. Spettacolo abbondantemente visto e rivisto durante il novennato di Giorgio Napolitano con assalti di vario tipo peraltro puntualmente respinti con perdite. Adesso al Colle siede un altro inquilino, il quale pur avendo caratteristiche diverse dal suo predecessore rischia la stessa penitenza.

Dunque ecco Sergio Mattarella non ancora sul banco degli imputati ma pronto per un bel processo di piazza – se la piazza fosse disposta a gremirsi per processarlo, il nostro Presidente – naturalmente diretto dal più incorruttibile di tutti, quel Gustavo Zagrebelsky che ha assunto da tempo la leadership degli indignados italici travestiti da fervidi azionisti, lanciati in u n’inedita crociata contro il referendum (proprio loro, di derivazione liberale, che dovrebbero amarlo) e soprattutto contro le implicazioni politiche dello stesso. A Mattarella si chiede di “fermare Renzi” (come titola l’organo anti-istituzionale per eccellenza, Il Fatto) – lo stesso titolo, guarda caso, che Il Foglio diede all’intervista al membro del Csm Morosini.

Ma al di là dei titoli, conta la sostanza: voler trascinare Mattarella non solo contro il presidente del Consiglio ma addirittura nella contesa politica del doporeferendum è veramente qualcosa di grave, per un presidente emerito della Consulta. Parliamoci chiaro, su questo punto: se dovesse vincere il No al referendum di ottobre è chiaro che il governo cadrebbe. Non è un “ricatto” di Renzi (questo del “ricatto” è l’ultima fobìa dell’estremismo intellettuale di questo Paese), è una conseguenza non arbitraria ma assolutamente meccanica, dal momento in cui il governo ha legato indissolubilmente la propria esistenza proprio alla riforma costituzionale a partire dal discorso del presidente del Consiglio in Senato del 24 febbraio 2014 quando chiese la fiducia. Sì, il governo Renzi cadrebbe e si aprirebbe la crisi. Con tutte le incognite del caso. Tranne una: bisognerebbe rifare una legge elettorale, giacché riforma Boschi e Italicum sono politicamente e logicamente connessi.

Quindi, servirebbe un nuovo governo eccetera eccetera. Magari di unità nazionale, o forse “tecnico”. Bella prospettiva, non c’è che dire. In ogni caso, come potrebbe Mattarella “impedire” tutto questo? Quali poteri potrebbe invocare, il capo dello Stato, per costringere il governo a restare al suo posto se il popolo, in un solenne referendum, gli avesse negato la fiducia? Non sarebbe un caso inaudito di forzatura delle regole? Siccome queste cose Zagrebelsky le sa meglio di noi, cosa lo spinge a tirare il Presidente per la giacchetta? Lo spinge forse la speranza, o l’illusione, che Mattarella da arbitro diventi giocatore: un Cossiga del 2016 sotto forma di picconatore di Renzi, proprio come l’ex presidente sardo divenne a un certo momento picconatore di quell’intero sistema politico fondato sul suo ex partito, la Dc.

Non lo inventiamo noi il fantascientifico parallelo CossigaMattarella: l’abbiamo letto ieri sul Giornale, sia pure per negarlo, ma si sa che l’allusione, l’accostamento velato, la leggera evocazione sono pane per i denti del “giornaliste se”. O più banalmente, los indignados vorrebbero conferire a Mattarella la vis tutta politica che ebbe Oscar Luigi Scalfaro nei confronti di Silvio Berlusconi. Tutti calcoli sbagliati. Sogni di una tarda primavera. Perché Sergio Mattarella sa bene, come sapeva Giorgio Napolitano, quali sono ambiti, attribuzioni, poteri e limiti del presidente della Repubblica. E non sarà un Belpietro (ieri su Libero), prospettando favoritismi inaccettabili, a dover ricordare all’inquilino del Colle che deve vigilare su ogni legge di spesa, così come non sarà un emerito presidente della Corte Costituzionale a chiamare alle armi per una illusoria rivincita politica il primo cittadino del nostro Paese.

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