Giovani, primarie, territorio: gli ingredienti per rinnovare il Pd

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Volontari con bandiere Pd

Il partito del futuro non potrà somigliare in niente a quelli che frequentavo io negli anni Settanta

Mi inserisco con un senso di fame atavica nel dibattito aperto da Emanuele Cristelli e Carlo Leccacorvi sul modo di essere del Partito democratico, sui circoli e sulle loro attività. Un dibattito che spesso spunta fuori nei circoli, ma che non trova sbocchi perché non si riesce a uscire dal riciclaggio dei vecchi schemi.

Dico subito che in questo dibattito emerge un limite: siamo tre pensionati e inevitabilmente giriamo intorno al meglio delle esperienze vissute nei partiti “di una volta, che non ci sono più e che non torneranno mai in quella forma”. Perciò prima di proseguire mi appello all’Unità: si faccia il possibile per far esprimere su questo tema giovani che non superino i 35/40 anni. Diamo a loro un foglio bianco da riempire con tutte le loro più genuine idee di come vorrebbero fosse il circolo Pd. E che non guardino alle nostre nostalgie. Parlino di loro e dei loro coetanei, dei loro desideri, dei loro strumenti di iniziativa.

Io frequento le sezioni dai primi anni Settanta. Sono stato segretario provinciale, segretario regionale e poi sindaco della mia città. Finita questa esperienza sono andato a fare il segretario della mia sezione e il cameriere al ristorante del pesce nella festa de l’Unità. Oggi sono nel direttivo del circolo Pd.

Se vogliamo che ci sia gente nei circoli bisogna rigenerare l’immagine costituzionale dei partiti “strumento dei cittadini” per concorrere a determinare la politica nazionale. Servono leggi, strumenti e comportamenti dei partiti che consentano “ai cittadini associati in partiti” di poter partecipare davvero alle scelte nazionali. Per la Costituzione quello di associarsi in partiti “è un diritto di tutti i cittadini”. Dunque la Repubblica deve aiutare i cittadini a esercitare questo diritto fondamentale. Qualunque forma di finanziamento pubblico dovrà essere orientato in gran parte al sostegno delle organizzazioni territoriali dei partiti perché è li che si esercita il diritto di partecipazione dei cittadini.

Quanto alla scelta fra partito allargato (non necessariamente d’opinione, anzi!) e partito tradizionale,  voglio ricordare che noi siamo quelli che, unici al mondo, hanno inventato un partito fondato da oltre tre milioni di persone. Possibile che siamo così fessi da cercare continuamente di cancellare questa unicità esclusiva? La nostra invidiabile base è il popolo delle primarie. Perché ce ne dimentichiamo e non lo “attiviamo” costantemente?

Il partito del futuro non potrà assomigliare in niente a quelli del passato. Tranne che nella passione e nel disinteresse personale.

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