Gazzetta di Mantova, la più antica d’Italia

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Ci sono quotidiani che vantano ormai oltre trecentocinquanta anni di vita e che continuano ad arrivare puntuali, ogni mattina, nelle edicole

Sembrano nati ieri, o tuttalpiù nel secolo scorso, ma non è così. Ci sono quotidiani che vantano ormai oltre trecentocinquanta anni di vita e che continuano ad arrivare puntuali, ogni mattina, nelle edicole. Questo primato spetta alla Gazzetta di Mantova che da sempre se lo contende, con la sorella di Parma. Il titolo di giornale più antico di Italia, tra quelli che ancora si pubblicano spetta a La Gazzetta di Mantova.

Lo dimostrano i documenti che si trovano nel Museo permanente, da poco inaugurato alla presenza del ministro Franceschini. Gli studiosi di storia del giornalismo si sono soffermati a lungo sui motivi di questa disfida: il giornale di Mantova è, infatti, nato nel 1664 ma poi ha cambiato più volte nome e per qualche tempo, durante il fascismo, ha anche sospeso le pubblicazioni. Quello di Parma è nato dopo, nel 1735, ma non ha mai interrotto le pubblicazioni. I trecentocinquanta anni della Gazzetta di Mantova sono, da poco, in bella mostra nel Museo che si trova al primo piano del palazzo di piazza Mozzarelli, dove ha sede il giornale che oggi fa parte del gruppo editoriale de l’Espresso.

Il museo è aperto al pubblico, dal martedì al venerdì. I visitatori vi troveranno una copia perfetta del numero più antico (27 novembre del 1665). L’originale si trova all’Archivio di Stato di Modena. Quando è nato, nel XVII secolo, il giornale non aveva una vera e propria testata: sulla prima pagina apparivano, in alto, solamente tre informazioni: numero progressivo, luogo e data di pubblicazione.

Era realizzato, in formato libro, ad opera degli stampatori ufficiali della corte Gonzaga. Le Gazzette, tutte, nascono come imitazione dei fogli stranieri con spiccata vocazione al genere letterario e culturale e sono figlie naturali delle numerose società letterarie e accademiche del tempo. Guardavano al mondo più che ai fatti del luogo in cui si producevano, ance perché la censura li teneva sott’occhio.

Eppure così si andò formando quel radicamento che ha permesso ai giornali locali di arrivare fino a noi e di mantenere una loro netta caratterizzazione. All’ingresso del Museo fa bella mostra di se la linotype, usata in tipografia fino al 1981: una sorta di monumento all’editoria moderna, che trasformava gli articoli in righe di piombo. Prima che il mondo, dopo Gutenberg, cambiasse di nuovo radicalmente, con l’arrivo del computer e di Internet.

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