Frontiere aperte in Europa per studenti e ricercatori

Community
img1024-700_dettaglio2_europarlamento

L’Ue pronta a varare nuove regole per l’arrivo e la libera circolazione di “cervelli” provenienti da Paesi terzi. Un messaggio di apertura rivolto a chi alza muri e al premier inglese Cameron

Mentre il segretario di Stato degli Interni del governo inglese, Theresa May, propone e fa approvare misure che riducono o pongono seri ostacoli alla presenza di studenti e ricercatori (europei ed extra) sul suolo britannico e David Cameron lancia i suoi 4 punti su cui intavolare il negoziato sulla permanenza nell’Ue, i decisori europei vanno nella direzione opposta. Quella giusta.

Martedì 18 novembre, data che tutti gli europeisti ricorderanno (e c’è ben poco da rallegrarsi) per l’attivazione, per la prima volta, della clausola di assistenza militare reciproca prevista dall’art. 42.7 del Trattato di Lisbona, è stato trovato un accordo che prevede nuove e finalmente armonizzate regole di accesso e residenza per gli studenti universitari e ricercatori provenienti da Paesi terzi che studiano nel nostro continente. L’iter legislativo prevede adesso l’approvazione della Commissione LIBE (Civil Liberties, Justice and Home Affairs) e quindi il benestare finale di Consiglio e Parlamento.

Si dovrà dunque attendere qualche mese per vedere realizzate regole eque e giuste (appunto) che consentano non soltanto alle nostre università e ai nostri istituti di ricerca di rimanere competitivi sul mercato internazionale, ma anche regole eque e più aperte nei confronti dei talenti accademici e di studenti e ricercatori altamente qualificati, che con le legislazioni nazionali vigenti sono costretti a dover lasciare la “fortezza Europa” o addirittura indotti a rimanervi in maniera illegale.

Nel dettaglio, le più importanti misure previste nel testo accordato prevedranno: il diritto per gli studenti e i ricercatori a poter rimanere sul territorio di uno Stato membro per un periodo di nove mesi, dopo aver concluso i propri studi e le proprie ricerche, in modo da poter cercare un lavoro o aprire un’attività; facilitazioni alla circolazione da un Paese membro all’altro durante il loro periodo di studio e infine diritto per i ricercatori a portare membri della propria famiglia con loro.

Sembrano provvedimenti secondari, tali da non conquistare le prime pagine dei media nazionali, ma che danno opportunità e prospettive future a centinaia di migliaia di persone che con il loro talento e le loro competenze cercano una vita a condizioni migliori in Europa e possono costituire un’immigrazione legale qualificata destinata ad arricchire il nostro continente. Colgo l’occasione per fare una precisazione, visti gli sconvolgenti eventi che hanno colpito la Francia e l’Europa intera: l’apertura a talenti qualificati provenienti da Paesi terzi non deve essere percepita in contrasto con la necessità assoluta di plasmare una strategia integrata di controllo delle frontiere esterne e di lotta al terrorismo. Al contrario, in un momento caratterizzato dalla paura del rifugiato e dalla minaccia del terrore dello Stato islamico, mentre numerosi Stati europei decidono di chiudere le frontiere e innalzare muri, le istituzioni europee lanciano un messaggio coordinato e univoco che va nella giusta direzione.

Un segnale ancora più deciso e necessario nei confronti del premier britannico, da considerarsi come primo tassello di una posizione strategica e decisa, in vista dei negoziati che cominceranno nelle prossime settimane tra Londra e Bruxelles. Se il governo di Cameron pone come una delle quattro condizioni quella di limitare il diritto alla libera circolazione sul suolo britannico dei cittadini europei, non ci potrà e dovrà essere grandi margini di discussione con la Commissione europea. Almeno ci auguriamo che sia così. Una rafforzata e più sicura Unione europea non può mettere in discussione uno dei suoi principi fondamentali, alla base del progetto di integrazione comunitario. Con o senza uno dei suoi membri più influenti: il Regno Unito.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli