Francia. La destra c’è, la sinistra no

Francia
epa05650159 French former Prime Minister Francois Fillon waves to his supporters as he delivers a victory speech after winning the second round of the French centre-right wing primaries in Paris, France, 27 November 2016. Fillon has been chosen to represent the Republican (LR) party at the 2017 presidential elections on 23 April and 07 May 2017, after first reports gives him the victory.  EPA/YOAN VALAT

Una riflessione sulla campagna elettorale francese

Ai critici e ai detrattori vari che non hanno apprezzato lo sforzo di tanti militanti della sinistra francese (e modestamente anche il mio) per tentare di influenzare la scelta del candidato alla Presidenza della Repubblica partecipando alle primarie della destra… Ai critici e ai detrattori vari che hanno sorriso all’idea di questi quasi un milione e 500.000 francesi di sinistra che hanno speso quattro euro nell’intento di evitare di dover scegliere, il 7 maggio 2017 al ballottaggio per le presidenziali, fra la peste (Nicolas Sarkozy) e il colera (Marine Le Pen)… A tutti quanti posso garantire che nessuno degli infiltrati nelle primarie del 20 e 27 novembre mi sembra disposto a fare autocritica.

Perché almeno uno scopo sanno di averlo raggiunto: l’eliminazione dell’impresentabile Sarkozy, detto «il Berlusconi francese» che, non avendo a disposizione i soldi del vero Berlusconi, ebbe l’audacia di far finanziare la sua campagna elettorale del 2012 da Muammar Gheddafi . E non esitò a contribuire poco dopo alla sua eliminazione. Questo va detto. Però è chiaro che la strategia invasiva dei militanti di sinistra si è scontrata con un imprevedibile e imprevisto (almeno dai sondaggisti) muro che ha reso vani i loro calcoli: un vasto sommovimento che ha coinvolto la destra stessa.

E cioè l’emergere contro il candidato Alain Juppé, laico e liberale ex ministro, di un personaggio definito «l’ectoplasme» per i suoi atteggiamenti profondamente inconsistenti e che rappresenta il ritorno alla tradizione, alla conservazione, all’integralismo e al perbenismo. E una voglia di pura e semplice «reazione», che Fillon invece, molto meglio informato, aveva fiutato. Da due anni esattamente, quando cominciò a lavorare e solleticare in sordina la pancia dei cattolici rurali, temibili anti modernisti, anche se spesso silenti, che non avevano mai digerito le riforme come quella del matrimonio gay (con l’aggiunta della possibilità per le coppie omo di adottare un bambino).

Padre di cinque figli, cattolico osservante originario della Sarthe, questa regione ricca e spesso reazionaria, studioso del diritto e sposo fedele, impegnato in politica da 35 anni, François Fillon, 64 anni, era il candidato ideale per questa cupa Francia profonda che neanche De Gaulle e neanche Pompidou avevano avuto il coraggio di sollecitare. No, non era mai successo che temi come l’aborto o l’omo sessualità diventassero degli spartiacque politici. Una mia collega francese mi ha interpellata provocatoriamente: «Ma allora questo Fillon è peggio di Sarkozy!!!».

Mah. Aggiungendo: «Vedrai che al secondo turno delle presidenziali quando si tratterà di scegliere fra Fillon e la Le Pen, perché purtroppo così sarà, vedremo gente di sinistra che, volendo difendere i posti di lavoro nella Funzione pubblica (Fillon ne vuole sopprimere 500.000) e la durata legale del lavoro a 35 ore settimanali (Fillon la vuole allargare a 39 ore) saranno tentati di votare l’altro contendente, la candidata del Front national.

Per il semplice motivo che nella sua demagogia questo partito e la sua leader si impegneranno a difendere contro Fillon e il suo liberalismo esacerbato, le conquiste sociali accumulate in 50 anni». L’avete intuito: la confusione è grande sotto il cielo della sinistra francese che allinea già cinque candidati ufficiali, aspettando che si pronunci Hollande.

Ma per tornare ad un’eventuale autocritica delle persone di sinistra che hanno praticato, in occasione di queste primarie, delle acrobazie complesse per superare il rigido format dell’elezione presidenziale, si potrebbe suggerire piuttosto di soffermarsi su un altro vero problema: la manifesta incapacità dei gruppi dirigenti socialisti, comunisti, ecologisti e di estrema sinistra , ad inventare slogan, tragitti, progetti e leader sociali degni di questo nome.

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