Foto di gruppo con D’Alema: perché non è la ricetta giusta

Il Noista
Gaetano Quagliariello (s) e Massimo D'Alema durante il convegno per No al referendum al residence Ripetta, organizzato dalle rispettive fondazioni, Magna Charta e Italianieuropei, Roma, 12 ottobre 2016. ANSA/ ANGELO CARCONI

Con la vittoria del No, non sarebbero i cittadini a decidere chi li governa

La foto di gruppo scattata ieri al convegno promosso da Massimo D’Alema e Gaetano Quagliariello per sostenere le ragioni del No ha il pregio di mostrare la vera posta in gioco del referendum di dicembre.

L’alternativa non è fra buona politica e antipolitica, fra establishment e populismo, fra riformisti e sfascisti: l’alternativa è fra potere degli elettori e potere dei partiti, fra alternanza di governo e consociazione.

Proviamo a ragionare sulle conseguenze politiche di una vittoria del No. Il punto centrale non è la permanenza di Renzi al governo – anche se appare grottesca la pretesa della minoranza del Pd di auspicare simultaneamente la sconfitta del premier e la sua permanenza sotto tutela a Palazzo Chigi –, ma l’assesso politico-istituzionale del Paese per gli anni a venire.

La vittoria del No avrebbe come conseguenza immediata la decadenza dell’Italicum, che come è noto vale soltanto per la Camera, e la definizione di una nuova legge elettorale più o meno condivisa. Questa legge esiste, e si chiama proporzionale: tutte le proposte alternative all’Italicum, dal “Democratellum” grillino all’“Italikos” dei Giovani Turchi, passando per il “Bersanellum”, hanno un impianto sostanzialmente proporzionale e di conseguenza, in un sistema politico tripolare, non sono in grado di produrre una maggioranza omogenea.

Il ritorno al proporzionale significa dunque il ritorno delle coalizioni: che si fanno in Parlamento, dopo che gli elettori hanno votato, e che possono mutare a seconda delle condizioni, dei desideri, delle necessità. In altre parole, il potere si sposta dagli elettori ai partiti. Ciascuno dei quali gode di una rendita di posizione, al governo come all’opposizione, senza mai pagare il prezzo della responsabilità.

Intendiamoci: per chi vede con terrore l’avanzata del M5s, una legge elettorale proporzionale è la strada maestra per bloccarne per sempre l’accesso al governo (e che i grillini stiano al gioco significa che, in fondo, del governo non importa loro nulla: meglio lucrare sui disastri altrui che provare a correggerli).

In questo senso, la variegata coalizione che ieri si è raccolta intorno a D’Alema promette stabilità e offre un’alternativa reale all’ondata populista.

Ma è davvero un’alternativa vantaggiosa?

Tornare ad un sistema politico chiuso, dove centrodestra e centrosinistra governano insieme senza possibilità di alternativa, mentre fuori le mura gli eserciti grillini e leghisti – non l’educato Pci della Prima repubblica! – cavalcano la rabbia e il rancore, fa davvero un buon servizio all’Italia?

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