Forse (visti i risultati degli altri) l’Italicum non è poi così male

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Una maggioranza per governare è un esito auspicabile, di sistemi che premiano il partito vincitore se ne trovano numerosi in tutto il mondo senza destare scandalo alcuno

L’Italicum non è ancora entrato in vigore. Eppure, complice anche la slavina di ricorsi – dubbi nel metodo e nel merito – annunciati in questi giorni, non smette di essere il bersaglio polemico di molti. Possibilità di rispondere coi fatti, poverino, non ne ha. Non è in vigore, appunto, e comunque in Italia non si vota né si voterà a breve.

Recentemente però si è votato per il rinnovo dei Parlamenti inglese, portoghese, canadese e polacco, ad esempio. Se giocoforza non possiamo commentare la performance dell’Italicum, possiamo però guardare a quei casi per provare a dire qualcosa di più generale che riguardi tutti i Paesi ed i loro sistemi elettorali, compreso il nostro.

Uno dei modi di intendere la disproporzionalità di un sistema elettorale consiste nel rilevare lo scarto tra le percentuali di seggi e di voti del partito (o coalizione) vincente. E’ il motivo per cui la Corte Costituzionale dichiarò illegittimo il Porcellum, e pare essere la pietra dello scandalo anche per questi annunciati ricorsi, secondo cui nemmeno un ballottaggio a due in caso nessun partito ottenga il 40% risolverebbe il “problema”.

Nel Regno Unito i Tories di David Cameron hanno ottenuto quasi il 51% dei seggi con poco più del 36% dei voti; in Canada i liberali di Trudeau hanno oltre il 54% dei seggi avendo ottenuto meno del 40% dei voti; in Polonia Diritto e Giustizia ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi con meno del 38% di voti. In Portogallo invece la coalizione “Portogallo Avanti” guidata dal premier Passos Coelho ha ottenuto 104 seggi su 230 con il 38,5% dei voti, ed il Paese – ad un mese dalle elezioni – si agita tra la possibilità di un governo di minoranza Passos Coelho, tra quella di un governo Costa (leader del Partito Socialista) e quella di uno scioglimento del Parlamento, che comunque non potrà avvenire prima di gennaio dal momento che il Portogallo si trova nel semestre bianco precedente l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Ora, le conclusioni che si possono trarre da questo rapido confronto a me sembrano principalmente tre. In primis, in una fase storica come quella in cui ci troviamo il fatto che un’elezione produca una chiara maggioranza in grado fin da subito di esprimere e poi sostenere stabilmente un governo rappresenta un plus. La stabilità, infatti, è oggi condicio sine qua non di molte cose e, al di là del colore politico di vincitori e sconfitti, la situazione venutasi a creare in Portogallo a me sembra un esito meno desiderabile degli altri tre. Secondo, a questo auspicabile risultato si può giungere in maniera differente: si osservino i livelli medi di sovra-rappresentazione del partito (o coalizione) vincente in sistemi come quello inglese, francese, canadese o australiano. C’è chi dice che quella disproporzionalità è buona perché complessivamente figlia di singole vittorie in collegi uninominali, mentre quella dell’Italicum sarebbe cattiva perché frutto di un premio in seggi prestabilito e assegnato in “un’unica soluzione” al partito vincitore. O ancora sarebbe preferibile il caso polacco, in cui il premio implicito a Diritto e Giustizia è frutto del non superamento delle soglie legali di rappresentanza da parte di alcune importanti formazioni. Non so, lascio a voi il giudizio su queste argomentazioni. Terzo, e in connessione con il secondo punto. Se si ha buona memoria, si ricorderanno le previsioni dei commentatori prima delle elezioni inglesi, canadesi e polacche. Non era certo scontato un esito con un partito di maggioranza assoluta in Parlamento. Ciò, in fondo, è dipeso da fattori legati all’offerta politica, alla particolare diffusione del consenso ai partiti in competizione e al comportamento elettorale. Perché un conto è dire che in ciascun collegio uninominale c’è un vincitore certo, un altro è giungere ad una maggioranza assoluta di seggi quando si mettono insieme tutti i collegi. Così come un conto è prevedere delle soglie elevate alla rappresentanza proporzionale, altro conto è che queste premino implicitamente il primo partito con la maggioranza assoluta. Con l’Italicum, invece, quell’esito auspicabile è dato, è certo.

Per concludere, se una maggioranza per governare è un esito auspicabile; se di sistemi disproporzionali che premiano il partito vincitore se ne trovano numerosi in tutto il mondo senza che ciò desti scandalo alcuno; se inoltre l’Italicum è uno dei pochi che questo esito riesce a garantirlo, forse – alla luce dei risultati non suoi, ma altrui – non è proprio un cattivo sistema elettorale.

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