Fondazioni, quel che si è fatto e quel che ancora si può fare

ControVerso
Un momento in via del Nazareno durante la riunione di Direzione del Partito Democratico. Roma 4 Aprile 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

I congressi di Ds e Margherita si sono sciolti e hanno dato vita a un soggetto completamente nuovo. I due protagonisti iniziali non esistono più. Logica avrebbe voluto che anche i rispettivi patrimoni seguissero la stessa sorte

La storia del patrimonio del vecchio Pci, poi Ds, che periodicamente ritorna in cronaca, è una storia assurda e piena di errori. Il più grave, il peccato originale , sta in quanto è avvenuto al momento della convergenza fra Ds e Margherita. È stato descritto come un matrimonio in regime di separazione dei beni. Ma il paragone non regge. In un matrimonio i due contraenti non scompaiono e mantengono la loro personalità giuridica. Nel nostro caso invece i congressi di due partiti hanno deciso di sciogliersi e dare vita ad un soggetto completamente nuovo e sostitutivo dei due originali contraenti. I due protagonisti iniziali non esistono più.

Logica avrebbe voluto che anche i rispettivi patrimoni, attivi e passivi, seguissero la stessa sorte. Invece non solo questo non è avvenuto, ma nel caso dei Ds, il patrimonio, frutto di anni di lavoro di generazioni di militanti, è stato consegnato a Fondazioni prive di ogni legittimità democratica, con membri nominati a vita e che si perpetuano tramite auto-cooptazione. Organismi terzi, completamente separati dal nuovo soggetto e “irresponsabili” rispetto a chiunque. Un obbrobrio giuridico e democratico, che la dice anche lunga sulle riserve mentali di chi ha compiuto questa operazione. Dò vita ad una nuova formazione politica, ma consegno il patrimonio a fiduciari. Una sfiducia implicita anche nei confronti degli iscritti, inconsapevoli, che nei Congressi stavano dando vita al nuovo partito.

E ancor più doloroso se si pensa al ferreo controllo che il vecchio Pci aveva sempre esercitato sul suo patrimonio. Cosa potrà succedere nel tempo di queste Fondazioni nessuno lo può prevedere, ma è facile immaginare guai e contestazioni a non finire. Già accaduti con il patrimonio della Margherita. La serietà e l’onestà dell’attuale responsabile, Ugo Sposetti, non è certo garanzia né eterna né sufficiente. Non so quale è stata la formula giuridica che ha sancito tutto ciò. Si fosse trattato di una decisione a norma del Codice civile ci sarebbe stato almeno il diritto di revoca, senza parlare dei diritti di creditori e debitori, che si trovano di fronte ad un soggetto completamente nuovo rispetto a quello con cui hanno instaurato relazioni contrattuali.

So però che il buon senso vorrebbe almeno che queste Fondazioni fossero nuovamente sottoposte a una qualche forma di legittimazione e controllo democratico. Che si trovino a rispondere a qualcuno oltre che a se stesse. Il rischio infatti che il diritto assoluto degli attuali membri dei Consigli delle Fondazioni di scegliere i propri successori degeneri nel tempo in elementi di clientelismo, di familismo o addirittura in posizioni lontane e ostili alla storia che ha prodotto questo patrimonio, è incontestabile. Anche il compagno Ugo Sposetti non può non esserne consapevole.

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