Finalmente si è andati in fondo con le riforme, ora al popolo l’ultimo passo

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La politica questa volta ha finalmente fatto la propria parte, la parola ora passa a noi cittadini, in una grande occasione collettiva di determinare, insieme, il nostro destino

Come sappiamo questa riforma non rappresenta una novità, non nasce adesso, è il risultato di un percorso trentennale che ha visto impegnate commissioni bilaterali che erano arrivate anche ad un passo dal possibile risultato.

La vera differenza ora è che ci si è voluti assumere la piena diretta responsabilità di portare a compimento il progetto, nel rispetto di un preciso mandato conferito dal Presidente della Repubblica nelle cui mani questo Governo ha giurato e di una specifica responsabilità politica assunta da questo Parlamento di fare di questa una legislatura costituente. E’ stato fatto innanzitutto sotto la spinta determinata di una una nuova generazione di leader e attivisti che ha accettato la sfida e si è voluta assumere in prima persona la responsabilità di questo nostro tempo.

Il “perché” di questa Riforma va pertanto trovato nel senso di responsabilità di fronte ad un contesto nazionale e internazionale di grande difficoltà. Perché il contesto è importante e non si può prescindere da questo, limitandosi magari ad analisi tecniche delle soluzioni adottate nell’ambito delle quali – come purtroppo capita di assistere – è assolutamente indifferente considerare se sia nel 2016 o nel 1946. Così questa volta si è deciso che si doveva andare fino in fondo, assumendosi la responsabilità di farlo, con l’obiettivo di ridare dignità e forza alle nostre istituzioni democratiche.

Lo si è fatto rivedendo la parte seconda della Costituzione, quella che riguarda le regole di funzionamento dello Stato, per permettere alle Istituzioni di offrire risposte nei tempi richiesti da questo nostro tempo, difendendo così i principi fondamentali della prima parte della Costituzione. Lo si è fatto nella convinzione che non possiamo più permetterci di essere ostaggio di regole che hanno dimostrato di non funzionare più, con il Parlamento che veniva così costantemente aggirato in vari modi (dalla decretazione d’urgenza ai voti di fiducia, da decisioni della Corte Costituzionale a interventi di autorità esterne, …). Le regole sono il mezzo non il fine. Le regole sono al servizio dei nostri valori fondamentali, dei nostri obiettivi comuni e soprattutto delle nostre scelte politiche. Non viceversa. Una regola applicata senza tenere conto del contesto non è una regola: è ideologia.

E lo si è fatto con il preciso intento di riuscire a mantenere la politica al centro della scena, liberandola, fin che siamo ancora in tempo, dalla deriva che – causa la sua inefficienza – l’ha pericolosamente condotta a non essere più considerata da molti lo strumento più adeguato per l’elaborazione e l’adozione di soluzioni democratiche.

E così eccoci ora qui, con la politica che questa volta ha finalmente fatto la propria parte, completando il 12 aprile scorso dopo sei letture l’intero iter parlamentare previsto per l’approvazione della legge. La parola ora passa a noi cittadini, in una grande occasione collettiva di determinare, insieme, il nostro destino.

È un’occasione da non perdere, che non sempre ci è stata offerta.

È la possibilità per ognuno di essere protagonista in un’iniziativa nata proprio in difesa della nostra democrazia messa troppo in discussione dalla perdurante riscontrata incapacità della politica stessa di offrire risposte nei tempi e nei modi che questa nostra  epoca richiede.

È proprio l’amore per la democrazia e anche proprio per la nostra Costituzione che ci richiedono questo. Il tempo è ampiamente scaduto e si è perso molto del contatto con la gente.

Derive populiste e nazionaliste in Italia e in Europa ci impongono un impegno diretto, deciso, sempre più responsabile e concreto. In Italia ancor di più, essendo solo da noi in questo contesto che si potrà tenere acceso il sogno di rifondare l’Unione Europea su politiche sociali e di solidarietà che abbandonino quell’austerità che ne ha troppo a lungo condizionato la storia recente.

E, traendo forte ispirazione proprio dal messaggio che ho colto ripetutamente da Sandro Gozi in questi mesi, è importante affermare e prendere piena collettiva consapevolezza che è in Europa che si gioca la partita più importante per il nostro futuro – basti solo ricordare che è l’Europa unita, solo lei, che ci ha permesso di vivere questi settant’anni di pace – e in quanto italiani dobbiamo agire con la responsabilità e la consapevolezza di figli costruttori dei padri fondatori dell’Europa. Adesso. Lo potremo fare solo se saremo capaci di ridare dignità alle nostre istituzioni, creando i presupposti per un’Italia più efficiente, più semplice e più forte che sappia continuare a rilanciare – come di fatto sta facendo quasi da sola in questi mesi – il processo di integrazione europea, così in difficoltà in questo nostro tempo. Per far questo dobbiamo porre nuovamente la politica al centro del nostro sistema democratico, ridare forza e efficacia alle istituzioni, riformandole per permettere di giungere ad una normale democrazia dell’alternanza e a governi di legislatura che grazie alla loro stabilità assumano senza più alibi piena responsabilità della loro azione.

Ne va del nostro futuro democratico e di pace.

 

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