Fenomenologia di Silvio, l’uomo che conquistò solo la metà degli italiani

Politica
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Patti segreti, ricchezza esibita, populismo e paternalismo liberale, la sua forza e il suo limite

L’intervento a cuore aperto – quattro ore e mezza in sala operatoria – è riuscito “senza complicazioni”, e dopo un paio di giorni nel reparto di terapia intensiva il paziente farà ritorno nella sua suite al sesto piano del padiglione “Diamante” del San Raffaele di Milano. È stato lui stesso a progettarla: oltre 300 metri quadri, nove stanze, tre bagni, schermi al plasma, internet. Silvio Berlusconi esagera sempre: tutto in lui è larger-than-life, come dicono gli americani quando esprimono un ammirato stupore per chi è stato capace di andare oltre, di oltrepassare l’orizzonte, di farsi più grande della vita reale – nel trionfo come nella s confitta.

In una manciata di settimane ha inventato un partito e una coalizione e ha stravinto le elezioni, e in pochi mesi ha rovinosamente perso governo e alleati. Nell’arco di un ventennio è stato per 3340 giorni presidente del Consiglio (il più longevo dell’Italia repubblicana), e volontario in affidamento ai servizi sociali all’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Ha riunito nella stessa stanza Bush e Putin per discutere di una possibile partnership Nato-Russia, e ogni più recondito dettaglio della sua vita sessuale è stato pubblicato sui media di tutto il mondo.

Ha sconfitto in un modo o nell’altro sei o sette leader del centrosinistra, ed è stato azzoppato da Casini, da Fini, da Alfano – i fedelissimi che aveva cresciuto e che non voleva diventassero grandi. Ha inventato la televisione commerciale, trasformando radicalmente il costume degli italiani e costruendo le basi della sua egemonia culturale e politica (proprio come aveva fatto la Dc negli anni Cinquanta con la Rai), e a palazzo Chigi non è stato capace di realizzare praticamente nulla di ciò che aveva promesso.

Ha avuto due mogli e un numero imprecisato (ma enorme) di amanti, cinque figli, otto nipoti (il nono è in arrivo), e una fidanzata ufficiale che ha appena compiuto trent’anni. Ha esibito, strapazzato, manipolato il suo corpo, s’è rimesso i capelli, ha vantato prestazioni da pornostar, è ingrassato e dimagrito e di nuovo ingrassato. È stato indagato, inquisito, prescritto, assolto, condannato in decine di procedimenti giudiziari, battendo ogni record di inchieste, perquisizioni, intercettazioni, spendendo decine e decine di milioni in avvocati, e non più tardi di tre anni fa, due decadi dopo la discesa in campo, ha perso le elezioni per appena 279.166 voti: uno 0,3% in più, e oggi sarebbe al Quirinale.

S’è mai vista un vita così, in Italia? Ammettiamo pure, in via ipotetica, che Berlusconi sia un delinquente: una leggenda nera vuole che l’origine della sua ricchezza sia frutto di un patto inconfessabile con la mafia, e che la conquista del potere ne sia la perversa conseguenza. Ammettiamo pure che sia così: chi altri sarebbe stato capace di farcela? Chi altri sarebbe stato capace di spezzare il monopolio Rai e conquistare metà dell’etere (senza aver mai fatto televisione prima), e poi di ereditare il pentapartito e conquistare metà dei voti (senza aver mai fatto politica prima)?

Chissà, forse sta proprio qui il cruccio più grande – l’unico? – di Silvio Berlusconi: aver conquistato soltanto “la metà”del popolo. E, soprattutto, essersi trovato contro l’altra metà. Le parole che ha affidato a Facebook, poco prima di entrare in sala operatoria, meritano di essere rilette: “Sono naturalmente preoccupato. Ma sono stato molto confortato dalle tantissime dimostrazioni di stima, di sostegno e di affetto che mi sono pervenute da ogni parte, anche dai cosiddetti avversari politici. Che bella un’Italia così, in cui tutti si vogliono bene! A tutti un grazie riconoscente e un abbraccio affettuoso”.

Quando, qualche anno fa, parlò di un “partito dell’amore” contrapposto alla sinistra, il “partito dell’odio”, fra i suoi tanti avversari l’ironia prevalse sull’indignazione. E del resto, se si vuole predicare davvero l’amore per prima cosa bisognerebbe amare gli avversari, e certamente non dipingerli come propagatori di odio: ma la contraddizione – la manipolazione, il rovesciamento sistematico della realtà, la propaganda – è un ingrediente essenziale del berlusconismo, sempre presente alla sua superficie, e tuttavia insufficiente per coglierne l’essenza. E l’essenza, per quanto paradossale possa sembrare, è proprio l’”amore”, la concordia, la riconciliazione. Con questo spirito Berlusconi ha fatto prima la sua tv, e poi il suo partito: per includere, annettere, pacificare. Sotto la sua guida illuminata, s’intende.

Il paternalismo liberale di Berlusconi – liberale anche, e forse soprattutto, nel senso di generoso: sono migliaia, decine di migliaia le italiane e gli italiani che hanno sensibilmente migliorato le proprie condizioni di vita grazie alla sua munificenza –è stato, ed è, tanto la forza fondamentale quanto il limite invalicabile del berlusconismo. Irripetibile, incontenibile.

Auguri, presidente: lei sa meglio di tutti noi che, alla fine, non contano le sconfitte e neppure le vittorie. La vita è più grande, molto più grande della realtà.

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